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Terra dei fuochi, generale Sergio Costa: “L’abbiamo scoperta noi. E ora…”

ROMA – Intervista esclusiva di Gianluca Abate al generale e comandante regionale del Corpo forestale dello Stato Sergio Costa dove si parla soprattutto della Terra dei Fuochi.

Riportiamo di seguito uno stralcio dell’intervista al Generale Sergio Costa su Corriere.it:

 

L’ipotesi del ministro Marianna Madia è quella di farvi confluire in altre forze dell’ordine, non di cancellarvi. Qual è dunque il problema?
«Siamo l’unica forza di polizia specializzata nei settori di ambiente e natura, e questo deriva dal fatto che veniamo preparati sin da giovani. Una peculiarità che perderemmo se finissimo nella polizia o nei carabinieri: lì prima ti formano come poliziotto generalista, poi ti specializzano».

E, al di là del dato temporale, qual è la differenza?
«Perdi l’elemento fondamentale della conoscenza giuridica e tecnica. Quello, per intenderci, dal quale è nato il caso Terra dei fuochi».

Dice che se indagava un’altra forza di polizia non l’avrebbe scoperta?
«No, dico che ognuno ha le sue competenze. Se io facessi un’indagine della guardia di finanza, per esempio, probabilmente combinerei un pasticcio. Così come solo la nostra specializzazione poteva consentire di scoprire il caso della Terra dei fuochi».

Addirittura?
«Forse non tutti ricordano che in quel caso fu utilizzato un metodo scientifico d’indagine unico nel mondo, incrociando i dati ortofotogrammetrici con i campi magnetici della crosta terrestre. Le alterazioni del segnale ci hanno permesso di scoprire dove erano seppelliti i rifiuti. Ora lo chiedo io a lei: chi altro lo poteva fare?».

Be’, magari…
«Aspetti, non ho finito. La nuova legge sugli eco-reati è un passo avanti siderale nella tutela dell’ambiente. Però prevede che l’organo di polizia, oltre a occuparsi delle investigazioni, debba anche emettere delle prescrizioni. Il che, ovviamente, prevede una specializzazione che solo noi abbiamo».

Una contraddizione?
«Peggio, un controsenso. Approvi la legge e dopo tagli gli unici agenti che possono farla applicare?».

Insomma, il modello di contrasto alla Terra dei fuochi è in pericolo?
«Quando smetti di ragionare anche da tecnico e inizi a pensare solo da poliziotto corri il rischio di vanificare il monitoraggio. E, dunque, si depotenziano i controlli e si abbassa il livello di presidio ambientale».

È un via libera ai reati?
«Non è solo questo. Molti dimenticano che noi, oltre a investigare, siamo chiamati anche a trovare soluzioni tecniche al disastro ambientale» (…)

Questa è una sua ipotesi o ha prove certe?
«Certe proprio no, ma diciamo che è più di una ipotesi. Un nostro informatore ci aveva già avvertito».

E cosa vi aveva detto?
«Ci ha raccontato che, il giorno in cui è stato annunciato lo smantellamento del Corpo forestale, personaggi vicini alle ecomafie operanti tra Napoli e Caserta hanno acquistato dolci e spumante per festeggiare la notizia. Brindare non è un reato, per carità. Ma è un segnale, no?».

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