Blitz quotidiano
powered by aruba

Terremoto, Carlo Doglioni (Ingv): “Zona instabile, non inatteso, possibili altre scosse”

ROMA – Il terremoto che è tornato a far tremare il Centro Italia mercoledì 26 ottobre, non era inatteso. Non perché fosse prevedibile, visto che i terremoti non lo sono. Semplicemente perché quella zona è instabile e quindi esposta al rischio costante di terremoti.  Lo spiega Carlo Doglioni, presidente dell’Ingv in un’intervista al quotidiano la Repubblica. Il nuovo sisma è in realtà “figlio Amatrice, come Amatrice era figlia dell’Aquila”. Un pezzo di crosta terrestre di 17 km e largo 10 è caduto di quasi mezzo metro. La parte Sud era crollata il 24 agosto, portandosi via interi paesi come Amatrice e Accumoli, mentre la parte Nord era rimasta come sospesa. Non era difficile ipotizzare, quindi quello che poi effettivamente è accaduto. I soccorsi, già pronti a intervenire e presenti là in pianta stabile da agosto per il terremoto che ha colpito Amatrice, sono stati puntualissimi.

La seconda notte da sfollati per i circa 4 mila terremotati in provincia di Macerata è stata segnata dal susseguirsi di un centinaio di scosse, la più forte di magnitudo 3.5 alle 4:13, vicino Ussita. Ma non è finita, come spiega Doglioni a Repubblica, ne avremo ancora per settimane:

Ci sarà un altro sciame?
Sì, e durerà settimane, come sempre avviene in sismi di questo tipo. Col passare dei giorni le scosse diventeranno meno numerose.

Si è parlato di effetto domino. Accadrà ancora?
Non sempre la reazione a catena si sviluppa. Ma sappiamo che ogni scossa destabilizza l’intero sistema, cambiando il modo in cui le forze sono distribuite nel sottosuolo. Le stesse onde sismiche, nel momento in cui si propagano, sollecitano la crosta terrestre. Quando accade un evento importante, è più facile che se ne verifichi un altro in tempi brevi. In questo senso, Amatrice è figlia de L’Aquila e le scosse di mercoledì sono figlie di Amatrice. No, nel complesso no.

I geologi hanno imparato qualcosa di nuovo da questi terremoti?
Sì, una cosa importante. Che le case si danneggiano di più quando durante un terremoto il suolo si abbassa. A Norcia ci sono stati meno danni agli edifici grazie al miglioramento antisismico dopo i terremoti dei decenni scorsi, ma anche al fatto che lì il suolo si è sollevato. Gli edifici in questo caso aumentano di peso e restano più stabili. Diventano più resistenti in particolare alle onde di taglio, o onde “S”, le più distruttive. Quando invece il suolo si abbassa le case perdono di peso e si aprono come un castello di carte.

Perché a volte il suolo si abbassa e a volte si alza?
I terremoti estensionali sono quelli in cui la crosta si estende e la terra semplicemente cade verso il basso. I danni in questo caso sono enormi e le repliche possono durare mesi, perché la crosta va in direzione della forza di gravità e non incontra resistenza. In Giappone invece buona parte dei terremoti sono compressivi. Le due placche si avvicinano e comprimono il terreno, che quindi si solleva. Certo, loro rispettano le norme antisismiche in maniera molto più capillare di noi. Ma è anche la differenza di tettonica a rendere le loro scosse meno distruttive. Per i sismologi e gli ingegneri i terremoti sono tutti uguali. Ma non è così. I sismi estensionali, come quelli di oggi, andrebbero chiamati gravimoti. Si tratta di fette di crosta terrestre che cadono per la sola gravità. Tanto semplici da capire quanto distruttivi.

Quindi le mappe di rischio e pericolosità dell’Italia vanno riviste?
L’Ingv sta già rivedendo la carta della pericolosità basata sul metodo probabilistico. La speranza è che in futuro si riesca anche a realizzare una carta della magnitudo massima che ci si può attendere in ogni zona d’Italia. Non esistono aree a rischio zero, ed è giusto che i cittadini siano informati del pericolo che corrono. Mappe simili, a livello ufficiale, non esistono in nessun Paese del mondo.

Il sisma del 2012 in Pianura Padana in effetti arrivò di sorpresa
Fu un terremoto compressivo. Il terreno si alzò e infatti, nonostante la magnitudo paragonabile a quelle della sequenza in corso, le vittime e i danni furono molto inferiori. E lo sciame durò poco, perché sollevare la terra richiede più energia.

Arriveremo a prevedere i terremoti?
Oggi sappiamo dire quali sono le zone a maggiore pericolosità e quale sarà, potenzialmente, la magnitudo massima di un sisma. Per ora non sappiamo prevedere il momento esatto in cui la crosta si romperà, ma fino a pochi anni fa non eravamo nemmeno in grado di curare molte malattie. Dire che non sapremo mai prevedere i terremoti è ascientifico. Dobbiamo capire il meccanismo con cui si verificano e monitorare i segnali giusti. I precursori esistono: dati satellitari, variazioni nella pressione dei fluidi, emissioni acustiche e altri. Dobbiamo avere il coraggio di studiarli.


TAG: ,