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Trieste, polizia chiede a Franco Gabrielli più militari ai confini

TRIESTE – La polizia di Trieste ha chiesto a Franco Gabrielli, capo della polizia, più militari ai confini. Una misura per permettere il controllo del flusso migratorio da parte dell’esercito e allo stesso tempo liberare gli agenti di polizia, che potranno così tornare a svolgere il lavoro di controllo del territorio.

Il vertice tra i questori della Regione Friuli Venezia Giulia e i delegati sindacali del Sap, sindacato della polizia, è avvenuto col capo della polizia proprio a Trieste, scrive Anna Rosso su Il Messaggero Veneto:

“Il prefetto, numero uno della polizia dallo scorso 29 aprile, ha dapprima incontrato i questori della Regione insieme a dirigenti e funzionari.

«Si è tratto di una riunione operativa – ha sottolineato il portavoce della questura del capoluogo giuliano Leonardo Boido – durante la quale i rappresentanti delle varie province hanno avuto la possibilità di fare il punto della situazione, di rappresentare esigenze ed eventuali criticità. Si è parlato anche di immigrazione naturalmente e delle conseguenze di questo fenomeno sulle comunità locali».

Successivamente il faccia a faccia tra Franco Gabrielli e Lorenzo Tamaro, segretario provinciale del Sap, sindacato autonomo di Polizia.

«È stato un incontro positivo, il prefetto ha assicurato la sua costante disponibilità all’ascolto. Ha portato qui un’aria diversa e noi confidiamo che lui rappresenti davvero il cambiamento per quanto riguarda i rapporti tra il Dipartimento e gli operatori». Secondo il Sap, in una terra di confine come il Fvg, tanto più in un’epoca di immigrazione clandestina e rischio terrorismo, serve un rafforzamento dei controlli.

«Il nostro è un confine diverso da quello del Brennero, ci sono 54 km da controllare, il territorio, anche per la conformazione del Carso, è permeabile – spiega Tamaro –, un maggiore impiego dell’esercito consentirebbe di vigilare obiettivi fissi e sensibili, al fine di poter restituire gli operatori di polizia ai propri compiti».

Dello stesso avviso anche Olivo Comelli, segretario regionale del Sap: «I punti fondamentali sono sempre quelli per quanto riguarda l’emergenza profughi.

Primo: bisogna realizzare un centro di identificazione a Tarvisio. Secondo: le pattuglie miste vanno fatte tutti i giorni e devono operare su tutti i treni. E vanno rivisti gli accordi bilaterali per la riammissione informale degli stranieri che hanno già fatto domanda di protezione in Austria».

Il vertice, fa sapere ancora Tamaro, segna la ripresa di un dialogo con i vertici nazionali ed è servito anche a portare all’attenzione del prefetto Gabrielli questioni più sindacali, a partire da un contratto bloccato dal 2010 e dal nodo equipaggiamenti «dotazioni spesso vecchie, obsolete, inefficaci a fronteggiare i pericoli e le sfide di questi tempi».

In una nota anche Silp Cgil, Siap e Uil Polizia intervengono sul tema dei militari in termini critici sulle modalità di un impiego che pare avere «valenza solo politico-mediatica, con la forza armata esibita quale determinante fattore di sicurezza per la collettività».

Come correggere la situazione? «Controllo del territorio alle forze di polizia, stazioni comprese; obiettivi sensibili all’esercito quale attore versatile ed efficace rispetto a vigilanze fisse e ad attacchi armati di portata militare». Infine il segretario regionale del Siulp Rberto Declich che, a margine dell’incontro, ha commentato: «Oggi la visita d’inizio mandato, ora non resta che attendere risposte concrete»”.


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