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Tuffi dai pontili, si rischia la paralisi: allarme dai medici

VENEZIA – I tuffi dai pontili di Venezia sono una pericolosa moda. Il rischio, se l’impatto con l’acqua è sbagliato, è di rimanere paralizzati. Solo nell’estate 2015 sono stati 15 i casi di ragazzi che hanno riportato fratture spinali dopo essersi tuffati dai pontili e ora Franco Guida, primario di Neurochirugia dell’Angelo di Mestre, ha lanciato l’allarme e disegnato l’identikit delle persone più a rischio. Si tratta di giovani tra i 20 e i 30 anni, soprattutto turisti stranieri.

Simone Bianchi su La Nuova Venezia ha intervistato il medico Guida, che ha spiegato i rischi di tuffi avventati dai pontili di Venezia:

“«È significativo che negli anni più recenti siano per la stragrande maggioranza bagnanti stranieri a subire danni a causa di banali tuffi nelle nostre spiagge», afferma Franco Guida, primario di Neurochirurgia all’Angelo, «l’ultimo caso, affrontato la scorsa settimana, è quello di un giovane villeggiante scandinavo che lunedì è potuto tornare a casa. È positivo, quindi, che tra i bagnanti italiani si sia diffusa la consapevolezza che tuffarsi da luoghi in cui non è concesso, o in momenti in cui la visibilità è scarsa o ancora la marea è bassa, è un modo assurdo per divertirsi. Resta preoccupante che a farsi male, a volte anche in modo serio, siano spessissimo i giovani turisti stranieri che evidentemente hanno meno dimestichezza con le maree e le correnti delle nostre acque».

In estate aumentano i traumi derivati da incidenti, non solo in spiaggia ma anche lungo le strade, e pertanto l’allerta nelle sale operatorie dell’Angelo è sempre massima. «In altre località balneari estere che presentano lo stesso problema», prosegue il dottor Guida, «sono stati introdotti metodi di allerta anche semplici e funzionali come le boe rosse di pericolo, che emergono nel momento in cui la marea è bassa. Ma poi occorre che si diffonda la consapevolezza a non porsi a rischio in un modo così banale: si eviterebbero le decine di incidenti che avvengono ogni anno sulle nostre spiagge. Penso alla bravata di un ragazzo che tempo fa stava festeggiando proprio a Jesolo i suoi 18 anni, e dopo aver mangiato ha deciso di tuffarsi in mare rimanendo poi tetraplegico. Ci sentiamo in obbligo, come medici, di alzare la mano e dire a tutti di stare attenti. Siamo di fronte a un problema che si trascina da anni purtroppo, e delle spiagge in questo senso non si deve abusare».

Non ci sono località più a rischio di altre lungo il litorale veneziano, ma le maree possono essere una grande insidia e nella metà dei casi, chi ha sbattuto la testa ha poi avuto pesanti conseguenze sulla sua qualità della vita. «Gli interventi chirurgici di questo genere sono ormai divenuti routine, ma nel caso del turista scandinavo abbiamo dovuto studiare molto bene la procedura da seguire», conclude il neurochirurgo dell’Angelo, «chi incappa in questi incidenti rischia seriamente di rimanere tetraplegico o comunque menomato nei movimenti. Un urto o un impatto vanno a colpire le vertebre; queste, fratturandosi, comprimono il midollo al proprio interno e il danno è fatto con un handicap tanto grave quanto è grave il danno al midollo stesso. Serve prudenza, non ci stancheremo mai di dirlo»”.


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