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Ue, un miliardo per “esperti pagati per stare a casa loro”

BRUXELLES – Unione europea, un miliardo di euro sparito per “aiutare gli esperti a stare a casa loro”: è quanto emerge, secondo un articolo firmato da Giuseppe Marino sul quotidiano il Giornale, da un documento della Corte dei conti europea sulle spese e i bilanci dell’Ue. Scrive Marino:

“Tra gli aspetti più eclatanti denunciati dal guardiano dei bilanci europei c’è la circostanza che nelle delegazioni europee che si recavano nei Paesi con cui si attivano programmi di cooperazione mirati proprio a gestire le migrazioni, dall’Algeria all’Ucraina, «abbiamo scoperto che non c’erano funzionari specializzati nelle migrazioni».

La Commissione europea in compenso aveva ingaggiato una serie di esperti al servizio delle delegazioni ma, scrivono i giudici contabili, «al momento delle ispezioni nessuno di loro era sul posto nei Paesi interessati». Esperti pagati per stare a casa loro. E i risultati di tanto impegno sono evidenti: nelle settanta pagine del rapporto si demoliscono uno a uno tutte le iniziative.

(…)  Altrettanto pesanti le critiche per la mancanza di trasparenza dei rendiconti dei progetti, dove spesso manca documentazione e le cifre non tornano. E non si tratta di pochi soldi: i programmi di cooperazione per la gestione dei flussi migratori nei Paesi del Mediterraneo e dell’Est Europa avevano a disposizione 1,4 miliardi di euro per il periodo 2007-2013.

I giudici hanno monitorato un campione di 23 progetti che riguardavano sei Paesi, Algeria, Libia, Ucraina, Marocco, Ge, Moldavia. Ma le lacune nei documenti a loro disposizione hanno permesso loro di accertare come erano stati spesi solo circa 300 milioni di euro su un totale di 1,4 miliardi, meno di un quarto del bilancio”.

Nel mirino dei magistrati contabili di Bruxelles è finita anche la debolezza di azione della Commissione europea nei progetti di cooperazione con i Paesi del Nord Africa per frenare l’arrivo di migranti via mare.

 

“Nel documento si cita ad esempio il progetto «Seahorse mediterranean border surveillance network», che prevedeva la cooperazione dei Paesi dell’Europa mediterranea con quelli del Nordafrica per sorvegliare i traffici di essere umani lungo le rispettive coste, ad esempio con l’addestramento di unità della guardia costiera dei Paesi d’origine. Un sistema che negli anni precedenti aveva avuto un certo livello di successo nel diminuire i flussi migratori nel Mediterraneo. Ma l’Ue non riesce a convincere gli Stati costieri del nordafrica ad aderire al programma.

Infine c’è la critica per la scarsa attenzione dei progetti ai diritti umani. Non solo non si preparano i migranti a tornare a vivere a casa propria, accusano i giudici, ma «il rispetto dei diritti umani resta teorico e solo raramente messo in pratica». La Commissione, impegnata a tirar fuori il tardivo asso nella manica di un accordo con la Turchia, si è limitata a replicare che il rapporto «non è aggiornato», le cose ora «sono cambiate», dicono da Bruxelles. A giudicare dai risultati però, non si direbbe”.


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