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Viagra rosa non fa effetto: niente libido, più nausea…

ROMA – Il viagra rosa non fa effetto. Tanti effetti collaterali e pochi risultati sulla libido: per gli esperti il farmaco per aumentare il piacere femminile si è rivelato un flop. Il farmaco è stato approvato negli Stati Uniti, ma causa problemi di vertigini, sonnolenza e nausea e ha venduto molto meno del previsto.

Cristina Marrone sul Corriere della Sera spiega che  per una donna che usa il viagra rosa l’effetto è di un mezzo rapporto soddisfacente in più al mese. Gli effetti collaterali poi sono maggiori dei benefici sul desiderio, spiega uno studio pubblicato sulla rivista Jama Internal Medicine condotto da ricercatori dell’Erasmus University Medical Center di Rotterdam guidati da Loes Jaspers, che hanno esaminato cinque delle otto ricerche pubblicate in materia tra il 2011 e il 2014 e tre non pubblicate, che hanno coinvolto in totale 5914 donne:

“Dall’analisi dei dati che sono stati messi in comune è risultato che gli effetti sul desiderio sono «minimi», quasi trascurabili se si considera che per quanto riguarda la libido vi è un beneficio aggiuntivo di appena metà di un incontro soddisfacente al mese. Un dato leggermente inferiore a quelli dei trial inviati per l’approvazione proprio all’Fda, secondo cui vi era un beneficio di un incontro in più soddisfacente al mese. Questo a fronte – ricordano gli studiosi – di importanti effetti collaterali (quattro volte più alto rispetto a un placebo il rischio di vertigini, come quasi quattro volte in più quello di sonnolenza, oltre due volte quello di nausea). A cui va aggiunto che i rischi di effetti collaterali aumentano se si consumano alcolici”.

Il viagra rosa, spiega la Marrone, nasce come antidepressivo negli anni Novanta:

“la molecola infatti agisce sui recettori della serotonina, il neurotrasmettitore «della felicità» la cui carenza è coinvolta nei disturbi dell’umore, e su altri due trasmettitori cerebrali fondamentali, dopamina e noradrenalina. Gli studi parevano promettenti, indicavano infatti che agisse più in fretta degli antidepressivi “classici” ai quali servono in media un paio di settimane prima di vederne gli effetti sui sintomi. Ma la vera sorpresa arrivò quando iniziarono i trial clinici: le donne coinvolte riferivano spesso un “effetto collaterale” imprevisto, ovvero un consistente incremento del desiderio .

Da qui, negli anni 2000, l’avvio di studi centrati su donne in pre e post-menopausa con il cosiddetto disturbo del desiderio ipoattivo, il termine “medichese” per identificare la perdita della voglia di rapporti sessuali che spesso si accompagna al calo degli estrogeni in menopausa. I dati raccolti hanno mostrato una certa efficacia del farmaco, in un periodo in cui già si registrava il fallimento di un altro candidato a diventare il viagra rosa, ovvero il testosterone in cerotti o gel bocciato dagli enti regolatori per le donne in post-menopausa a metà degli anni 2000. Invece, alcuni trial con flibanserin segnalavano un effetto significativo nei confronti del placebo. In altri le reazioni delle donne parevano più blande, ma la corsa al nuovo viagra per le donne era ormai iniziata, e con questa le richieste di registrazione del farmaco per trattare il disturbo del desiderio ipoattivo”.

Ma lo studio ha da subito presentato dei limiti, spiega al Corriere della Sera la ginecologa Rossella Nappi, endocrinologa e sessuologa della Clinica Ostetrica e Ginecologica del policlinico universitario San Matteo di Pavia:

“«Lo studio è molto importante e ne dobbiamo tenere conto ma ci sono dei limiti: nell’analisi sono stati inseriti due studi su donne in post meno pausa, alle quali il farmaco non è indirizzato e per le quali possono esserci altre patologie all’origine del calo del desiderio. Inoltre è stato preso in considerazione anche uno studio europeo non pubblicato perché troppo disomogeneo: ci eravamo resi conto una coppia svedese non è come una coppia italiana e l’approccio culturale è molto importante in tema di sessuologia. Sono convinta che non dobbiamo fare strumentalizzazioni, ma resto dell’idea che se in una donna c’è un calo di desiderio qualche volta c’è bisogno di uno stimolo biologico. Non vogliamo un farmaco che faccia male, ma capire se c’è lo spazio per un farmaco che possa aiutare»”.

La vendita del farmaco poi è stata un vero e proprio flop:

“E se alcuni specialisti Usa fanno sapere di aver riscontrato effetti positivi sulle proprie pazienti, che non avrebbero avuto effetti collaterali così gravi da abbandonare il trattamento, anche l’azienda che ora possiede il farmaco, Valeant, prova a minimizzare,spiegando che l’analisi conferma i risultati dei trials clinici e che combinare i dati di diverse ricerche ha meno «peso» di studi randomizzati. Ma il New York Times spiega anche che il farmaco vende poco. Secondo le stime di un esperto le vendite stanno correndo a un tasso di 11 milioni di dollari l’anno, ben al di sotto dei 100-150 milioni che l’azienda sperava di raggiungere quest’anno”.