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Vittorio Sgarbi: “Sono pronto a tornare in politica a…”

LA SPEZIA – Vittorio Sgarbi è pronto a tornare in politica e lo farà alle prossime elezioni comunali di La Spezia. Il critico d’arte ha detto di voler “salvare la città dal sindaco Massimo Federici” e per questo sarebbe pronto a sostenere una lista alle prossime comunali, dando il suo contributo, ma non a candidarsi a sindaco della città.

Sgarbi rivela la sua discesa in campo a Sondra Coggio del Secolo XIX, che lo ha intervistato, e paragona l’amministrazione di La Spezia all’Isis:

“«E’ vero. Mi è stato chiesto da più parti di candidarmi come nuovo sindaco della Spezia. E’ una richiesta che mi fa piacere: fare il sindaco non è quello che preferisco, nella vita, ma un contributo lo darò. C’è da liberare Spezia dall’Isis…»”.

E sottolineando di non essere pronto a scendere in campo come sindaco, nonostante in molti glielo abbiano chiesto, aggiunge:

“«La Spezia è un punto simbolico – spiega – dove l’Isis ha agito in modo drammatico e radicale. E per Isis intendo l’operato del sindaco Massimo Federici, il suo modo di porsi, di fare, di decidere per tutti». Nella prossima primavera, scadrà il secondo mandato di Federici, che ha rischiato di cadere anzitempo, a fronte dell’uscita in blocco di tre asri: ma ha ricompattato la squadra, e ha annunciato di voler arrivare fino in fondo al suo incarico.

«Sinceramente – sottolinea Sgarbi – penso che la città sia pronta per eleggere qualunque candidato che riesca a dare prova di attenzione, e che non sia una catastrofe come quella che i cittadini hanno dovuto subire in questi anni». Sgarbi fa il nome del consigliere civico Giulio Guerri, come esempio di persona che ritiene impegnata sul territorio: ma apre ad una ipotesi di una rete civica, che chiama “un comitato di salvezza”.

«Va ripresa Spezia, come è stata ripresa Palmira – afferma – perché davvero non si può lasciare una città nelle condizioni in cui si trova: serve una soluzione, servono persone che dimostrino nei fatti impegno e attaccamento, e che pongano fine ad una situazione inaccettabile». Spezia come Palmira, ironizza Sgarbi: l’antica città del deserto, riconquistata da poco dai siriani, dopo l’occupazione del califfato, che – dal maggio del 2015 – aveva avviato un processo di distruzione sistematica dei reperti e delle testimonianze storiche. Il simbolo di questo scenario negativo spezzino, è per Sgarbi il caso di Piazza Verdi: sul quale tanto è intervenuto, in questi anni, invitando prima a non abbattere il filare dei pini, e poi a rimettere il verde, e rinunciare al progetto di Giannantonio Vannetti e Daniel Buren, difeso invece dal sindaco, che l’ha portato avanti a costo di numerosi contenziosi.

«Gli spezzini mi chiedono un impegno diretto, e ci sarà – annuncia quindi il critico – e non come sindaco, perché è un’esperienza che ho già fatto, e non è quella che ambisco a ripetere: ma appoggiando chi vorrà impegnarsi, in forma civica, per il riscatto della città»”.

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