Salute

Aborto, pillola RU486 nei consultori del Lazio: parte la sperimentazione

Aborto, pillola RU486 nei consultori del Lazio: parte la sperimentazione

Aborto, pillola RU486 nei consultori del Lazio: parte la sperimentazione

ROMA – La pillola abortiva RU486 arriva nei consultori del Lazio. Forse anche per cercare di ovviare all’alto tasso di medici obiettori in ospedale. E si scatena la polemica.

 

Dalla prossima estate la Regione ha deciso di rendere disponibile alle donne che ne faranno richiesta l’aborto farmacologico anche nei consultori familiari, dal momento che con la RU486 non c’è bisogno del ricovero. Sarà una sperimentazione, prima in Italia, e durerà diciotto mesi.

La novità, spiega Repubblica, fa parte del piano di riorganizzazione della Sanità nella Regione Lazio e punta alla de-ospedalizzazione dell’aborto chimico.

“L’obiettivo, spiega a Repubblica Vincenzo Panella, direttore generale del dipartimento Salute e Politiche Sociali della regione Lazio, è quello di rendere l’accesso alla legge 194 il meno gravoso possibile per le donne in un contesto, come quello del consultorio, dedicato interamente alla salute femminile, a cominciare dalla contraccezione”.

In ogni Asl del Lazio saranno individuate alcune strutture dove alle pazienti verrà somministrata la pillola Ru486. In Italia l’aborto chimico (almeno in alcune regioni) può venire effettuato in day-hospital, mentre in altri Paesi europei è una pratica ambulatoriale.

Secondo Panella “lo spostamento nei consultori potrebbe allentare la pressione sugli ospedali, ma anche offrire alle donne un’assistenza multidisciplinare. In un contesto dove la sicurezza è garantita, appunto, dalla stretta collaborazione tra consultorio e ospedale”.

Naturalmente la novità ha già scatenato le ire dei cosiddetti “pro-life”, che annunciano ricorsi al Tar e accusano il governatore della Regione, Nicola Zingaretti, di aver violato la legge 194. “All’articolo 8 – dice Olimpia Tarzia della lista Storace nel consiglio regionale – si afferma che l’aborto può essere praticato unicamente negli ospedali, o nei poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati”.

La risposta arriva da Anna Pompili, ginecologa, tra le ideatrici del progetto: “Alcuni nostri consultori sono già dei poliambulatori, e sarà soltanto in queste strutture che si potrà fare l’aborto chimico”.

 

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