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Antibiotici carne, su Report SOS pandemia: allevatori contro

ROMA – Antibiotici carne, su Report SOS pandemia: allevatori contro. Il rischio di una pandemia dovuta a batteri resistenti agli antibiotici: nella puntata di domenica 29 maggio di ”Report”, il programma condotto da Milena Gabanelli, il reportage dal titolo ”Resistenza passiva” di Sabrina Giannini ha trattato l’allarme lanciato dalla politica mondiale sull’apocalisse antibiotica e il sopravvento di alcuni batteri che annienteranno la popolazione.

Ma la politica, al di là degli annunci, cosa sta facendo realmente? Ad esempio, non mette in discussione una delle cause principali: gli allevamenti intensivi in cui finisce il 70% degli antibiotici prodotti nel mondo. La Commissione Europea si è accorta del problema tardi e si limita a fare pochi controlli. ”Report” ha fatto analizzare trenta confezioni di carni suine comprate in tre grandi distribuzioni per cercare la presenza di un clone di stafilococco aureus, uno dei più pericolosi perché resistente agli antibiotici. Secondo un rapporto commissionato dal governo Cameron all’economista Lord O’Neil, siamo ormai a un passo dalla pandemia, ovvero un’epidemia estesa a livello globale, che nel 2050 rischia di fare dieci milioni di vittime all’anno, più del cancro.

Pandemia? Per gli allevatori italiani ha preso la parola il presidente di Consorzio Italia zootecnica e Unicarne Fabiano Barbisan che respinge le accuse e precisa che si tratta di un allarme infondato, almeno per quello che riguarda la carne nostrana.

La normativa – come spiega Barbisan – costringe gli allevatori a produrre una voluminosa documentazione che accompagna l’animale dalla nascita alla macellazione, documenti che si attengono ad una rigidissima normativa. Il Veneto è la prima regione a livello nazionale per allevamento di bovini da carne, con 950 aziende e 420mila capi, per un valore di oltre 420 milioni di euro. Tra le province, Verona è in testa con il 29% della produzione, seguita da Padova (25%), Treviso (20%), Vicenza (12%), mentre Venezia, Rovigo e Belluno si spartiscono il restante 14 per cento. (Daniela Boresi, Il Gazzettino.it)