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Antibiotici, italiani sempre più resistenti

L'allarme lanciato dall'Unione europea. La colpa sarebbe di "superbatteri" resistenti agli antibiotici sempre più diffusi negli alimenti

BRUXELLES – Antibiotici, italiani sempre più resistenti. Colpa di superbatteri resistenti a questi farmaci che sono sempre più diffusi negli alimenti, e che costituiscono ormai un problema che la Commissione europea ha indicato fra le priorità della sua agenda.

A registrare la tendenza all’aumento dei casi è l’ultimo rapporto dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) sulla resistenza agli antimicrobici in batteri zoonotici, cioè trasmessi da animali ad esseri umani, animali e alimenti.

“Ogni anno nell’Unione europea infezioni provocate dalla resistenza agli antimicrobici portano a circa 25mila morti, ma la minaccia non si limita all’Europa” afferma Vytenis Andriukaitis, commissario europeo alla Salute. “Si tratta di un problema globale che richiede una soluzione globale” dice Andriukaitis.

Alti livelli di resistenza antimicrobica, riferisce il rapporto, sono stati osservati soprattutto nell’Europa orientale e meridionale. Secondo Marta Hugas dell’Efsa, in Italia in particolare “abbiamo rilevato una elevata resistenza alla cefotaxime (una cefalosporina di terza generazione) in esseri umani e pollame”.

I risultati di un specifico studio condotto in Italia su animali impiegati per alimenti destinati all’uomo hanno mostrato un importante livello di batteri resistenti ad alcuni antibiotici critici nel trattamento di infezioni umane.

Fra tutti i Paesi europei, l’Italia emerge in particolare nel caso della ‘Salmonella infantis’, uno dei dieci sierotipi di Salmonella più diffusi, con un livello di resistenza alla cefotaxime, nei casi riportati, del 65% per gli esseri umani e del 55% per il pollame.

Difficile sulla base dei dati del rapporto fare una classifica a livello europeo dei Paesi più colpiti dal problema dei ‘superbatteri’. “Possiamo dire che c’è un trend generale, non che l’Italia abbia un problema più grave rispetto agli altri Paesi Ue” afferma un portavoce dell’Efsa.

In Europa, gli scienziati avvertono che la resistenza alla ciprofloxacina, un antimicrobico importante per il trattamento delle infezioni umane, è molto alta nel caso del ‘Campylobacter’, riducendo così le opzioni per il trattamento efficace di infezioni alimentari gravi.

Il rapporto ha anche trovato prove di resistenza alla colistina, un antimicrobico, della Salmonella ed Escherichia coli tra il pollame nell’Ue. Secondo Mike Catchpole, a capo degli scienziati dell’Ecdc, “è preoccupante perché significa che questo farmaco come ultima risorsa potrebbe presto non essere più efficace per il trattamento di infezioni gravi in esseri umani affetti da Salmonella”.