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Calo nascite 2015, estati torride fanno diminuire fertilità

PADOVA – Potrebbe essere legato al caldo torrido delle ultime estati il calo delle nascite che nel 2015 ha toccato il minimo storico in Italia, con un meno 3% rispetto all’anno precedente e un indice di 1,35 figli per donna contro il parametro del 2,2 considerato il minimo necessario al mantenimento della popolazione.

A dirlo è l’equipe dell’Università di Padova guidata dal professor Carlo Foresta, responsabile del Centro di crioconservazione dei gameti maschili dell’Azienda ospedaliera, che ha scoperto un legame forte tra la temperatura e la fertilità maschile. “Abbiamo individuato un gene recettore che si attiva con l’aumento della temperatura – spiega Foresta – e quando il meteo supera i 27 gradi blocca la formazione degli spermatozoi. Ci siamo fatti dare dall’Arpav i dati relativi al clima nel 2015 e abbiamo scoperto che in Veneto sono stati registrati 22 giorni, quasi consecutivi, gravati da una temperatura media superiore ai 27 gradi e uno, il 22 luglio, in cui ha toccato i 30. Lo studio ha dimostrato il crollo delle nascite nei nove mesi successivi a periodi così caldi, in cui la fertilità diminuisce del 40%. Settembre e ottobre, invece, sono i momenti in cui si rileva il maggior grado di fertilità”.

Lo studio è stato condotto su giovani veneti di età compresa fra 24 e 30 anni che frequentano le saune due volte la settimana. Gli scienziati hanno appurato che dopo tre mesi in questi soggetti la produzione di spermatozoi si riduce drasticamente, perché appunto entra in funzione il gene recettore, attivato dalla temperatura elevata. La ricerca, condotta dall’Unità di Andrologia e Medicina della Riproduzione dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, ha confrontato la concentrazione media di spermatozoi di tutti i pazienti che si sono rivolti al centro dal 2000 al 2015 (circa 3.000 indagini all’anno) ed ha confermato una riduzione della produzione di spermatozoi di circa il 15% in 15 anni.

Gli stili di vita e l’inquinamento ambientale potrebbero quindi essere tra i responsabili della diminuzione. Ma un ruolo importante l’avrebbe anche la variazioni della temperatura ambientale, come ha spiegato il professor Carlo Foresta in una intervista rilasciata al Corriere del Veneto.