Salute

Campi di calcio sintetici: non sono cancerogeni

Campi di calcio sintetici: non sono cancerogeni

Campi di calcio sintetici: non sono cancerogeni

ROMA – Campi di calcio sintetici: non sono cancerogeni. Uno dei riti principali dell’uomo moderno, il calcetto settimanale, è salvo. Secondo l’agenzia europea sulle sostanze chimiche (Echa) i campi in erba sintetica non sono cancerogeni, visto che i livelli di sostanze potenzialmente pericolose sono ampiamente inferiori ai limiti di sicurezza, anche se gli esperti europei raccomandano a produttori e gestori dei campi di vigilare.

Per il parere, richiesto dalla Commissione Ue, l’agenzia ha analizzato tutte le ricerche fatte in questi anni soprattutto sui materiali usati per il riempimento dei campi sintetici, che il documento stima saranno 21mila ‘full size’ e 72mila per il calcetto nel 2020 sul territorio europeo. Sotto la lente sono finiti i trucioli ricavati dagli pneumatici dismessi, il materiale più usato per il riempimento dei campi, di cui solo nel 2015 sono state commerciate quasi un milione e trecentomila tonnellate.

Sulla base delle evidenze scientifiche disponibili l’agenzia ha stabilito che il rischio è “molto basso” per la presenza di Ipa, sostanze riconosciute dall’Oms fra quelle cancerogene, e “trascurabile” per i metalli, che sono in concentrazione inferiore a quella massima prevista per i giocattoli. Anche la presenza di altre sostanze pericolose come gli ftalati è risultata inferiore ai limiti.

“Non abbiamo trovato nessuna ragione – è la conclusione degli esperti, che hanno inviato il parere alla Commissione per eventuali provvedimenti – per sconsigliare il gioco su queste superfici”. Nonostante i risultati positivi l’agenzia ha formulato comunque alcune raccomandazioni.

“Proprietari e gestori di campi (all’aperto o al chiuso) esistenti dovrebbero misurare le concentrazioni di IPA e altre sostanze nei granuli di gomma – si legge -, e rendere queste informazioni a disposizione delle parti. I produttori di granuli di gomma e le organizzazioni interessate dovrebbero sviluppare linee guida per aiutare tutti i produttori e gli importatori di intasi di gomma riciclata ad effettuare test sul loro materiale. Associazioni europee sportive e di calcio e i club dovrebbero lavorare con i produttori per garantire che le informazioni sulla sicurezza dei granuli di gomma siano comunicate in modo comprensibile. Proprietari e gestori di campi al chiuso esistenti con intasi in granulo di gomma dovrebbero garantire un’adeguata ventilazione”.

Fra gli studi utilizzati dall’Echa per il parere ci sono anche quelli realizzati dall’Istituto Superiore di Sanità. “L’Istituto – spiegano Paolo Izzo e Francesco Tancredi dell’Iss – ha messo a punto due metodi di estrazione e quantificazione direttamente sui trucioli utilizzando tecniche analitiche disponibili in tutti i laboratori privati e pubblici. Ciò consentirà ai produttori, associazioni sportive e pubbliche amministrazioni di avviare attività di monitoraggio delle materie prime (trucioli) sui campi esistenti ma anche definire i requisiti dei materiali da utilizzare sui campi di nuova costruzione”.

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