Salute

Carni rosse, chi ne mangia troppe ha un rischio di morte più alto del 26%

Carni rosse, chi ne mangia troppe ha un rischio di morte più alto del 26%

Carni rosse, chi ne mangia troppe ha un rischio di morte più alto del 26%

ROMA – Continuano ad accumularsi le evidenze scientifiche contro il consumo di carni rosse. Questa volta tocca ad uno studio pubblicato sull’ultimo numero del British Medical Journal, nel quale Arash Etemadi (della Divisione di Cancer Epidemiology and Genetics, National Cancer Institute, Bethesda, USA) e colleghi forniscono ulteriori prove dell’esistenza di una correlazione tra consumo di carne rossa e aumento di mortalità.

I risultati di questo studio, condotto in sei stati e due grandi aree metropolitane degli Stati Uniti per 16 anni su oltre 536.000 americani adulti (età: tra i 50 e i 71 anni), e conclusasi alle fine del 2016, hanno infatti dimostrato che il consumo di carni rosse e processate si correla con un aumento medio di mortalità del 26% per tutte le cause e per nove cause specifiche. La correlazione più forte è emersa con la mortalità da epatopatia cronica che aumenta del 230% nei forti consumatori di carni rosse.

E anche l’editoriale di accompagnamento, siglato da John Potter, professore di epidemiologia, Centre for Public Health Research, Massey University (Wellington, Nuova Zelanda) non lascia adito a dubbi rispetto al verdetto di questo studio. “Un consumo esagerato di carni rosse – scrive l’editorialista – fa male alla salute dei singoli, oltre a quella del nostro pianeta.

Ma cosa esattamente rende carni rosse e processate nemiche della salute? Secondo gli autori dello studio, tra i principali responsabili vanno annoverati il ferro eme delle carni rosse e i nitriti/nitrati di quelle processate. Ma questa è solo una parte del problema. Altri aspetti riguardano infatti le sostanze cancerogene che si producono con i metodi di cottura (amine eterocicliche e idrocarburi aromatici policiclici), i contaminanti dei mangimi animali, un ridotto apporto di frutta e verdura.

Ma i problemi non si esauriscono certo qui. Certo il dato dell’aumento di mortalità fa paura e fa riflettere; ma non destano minor preoccupazione una serie di altre ricadute di un eccessivo consumo di carne, quali uno sviluppo puberale precoce o l’antibiotico-resistenza, tanto per citarne alcune.

Ci sono poi le conseguenze ambientali, anche queste non di poco conto. Gli allevamenti di bestiame richiedono un enorme consumo di acqua, generano metano, inquinamento dell’aria e delle falde acquifere.

“Dobbiamo decidere – tuona Potter – se prendere subito dei provvedimenti volti a ridurre il consumo di carne o aspettare che emergano in tutta la loro gravità le conseguenza a carico del pianeta e della salute dell’uomo”.

“Come medici – propone Fiona Godlee, direttore del BMJ – dobbiamo spingere affinché vengano fatte ricerche migliori a sostegno di linee guida dietetiche evidence-based. E come in passato hanno fatto altri prima di noi con il fumo, dovremo cominciare col dare il buon esempio riducendo noi stessi il consumo di carne”.

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