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Censis, 11mln italiani rinuncia a cure: troppe attese e più sanità privata

ROMA – Sono undici milioni gli italiani che quest’anno hanno rinunciato alle cure. Due milioni in più rispetto al 2012. Vuoi per difficoltà economiche, non riuscendo a pagare di tasca propria, vuoi per l’inefficienza del Sistema Sanitario: a pesare sono soprattutto le liste d’attesa chilometriche. Ragion per cui, chi può, preferisce rivolgersi a privati. E’ quanto emerge da una ricerca del Censis commissionata da Rbm Assicurazione Salute, una società privata che vende polizze di copertura per le spese sanitarie. I dati sono stati presentati oggi, 8 giugno, in occasione del VI Welfare Day.

Secondo i numeri del Censis in realtà la spesa sanitaria sostenuta di tasca propria dai cittadini è aumentata del 3,2%, salendo a 34,5 miliardi di euro. Il doppio dell’aumento di spesa complessiva per i consumi. Il motivo è presto detto: chi può è costretto spesso e volentieri a rivolgersi a privati.

Il 72,6% delle persone lo ha fatto a causa delle liste d’attesa, mentre un cospicuo 30,2% si è rivolto alla sanità a pagamento anche perché i laboratori, gli ambulatori e gli studi medici sono aperti nel pomeriggio, la sera e nei weekend.

L’altro lato della medaglia però riguarda un’immensa platea di fasce deboli, per le quali la sanità è spesso negata: 2,4 milioni di anziani e 2,2 milioni di millennial (i nati tra la metà degli anni ’80 e i primi anni 2000), pensionati e giovani che non hanno un lavoro o vivono in condizioni precarie e dunque tagliano sul budget destinato alla propria salute. Una pericolosa tendenza già ampiamente documentata e denunciata negli anni della crisi.

Completa il quadro l’incongruenza del dato sulle cure non necessarie. Gli italiani ammettono di ricevere prestazioni inutili ma sono contrari a sanzionare i medici che le prescrivono. Sono 5,4 milioni i cittadini che nell’ultimo anno hanno ricevuto prescrizioni di farmaci, visite o accertamenti diagnostici che si sono rivelati inutili. Tuttavia, oltre il 51,3% si dichiara contrario a sanzionare i medici che fanno prescrizioni inutili.

Il decreto sull’appropriatezza, si legge nel rapporto del Censis, “incontra l’ostilità dei cittadini, che sostengono la piena autonomia decisionale del medico nello stabilire le terapie, anche come baluardo contro i tagli nel sistema pubblico”.

Riguardo, in generale, al decreto anti prescrizioni inutili, che fissa le condizioni che rendono una prestazione sanitaria necessaria e dunque pagabile con ticket invece che per intero, il 64% degli italiani è contrario. Di questi, il 50,7% perché ritiene che solo il medico può decidere se la prestazione è effettivamente necessaria e il 13,3% perché giudica che le leggi sono motivate solo dalla logica dei tagli.

Prevale quindi la sfiducia nelle reali finalità dell’operazione appropriatezza, interpretato dagli italiani come “uno strumento per accelerare i tagli alla sanità e per trasferire sui cittadini il costo delle prestazioni”.


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