Salute

Colesterolo, nuovi farmaci riducono anche il rischio di infarto e ictus

Colesterolo, nuovi farmaci riducono anche il rischio di infarto e ictus

Colesterolo, nuovi farmaci riducono anche il rischio di infarto e ictus

ROMA – Nuovi farmaci contro il colesterolo sono in grado di ridurre ulteriormente il rischio di infarto e ictus. Il merito è di alcuni anticorpi specifici che possono abbassare i livelli di LDL anche in chi soffre di ipercolesterolemia.

Un nuovo studio presentato nei giorni scorsi a Washington al congresso dell’AAC, l’American College of Cardiology, svela come nei casi in cui, in particolari forme genetiche, abbassare il livello di colesterolo si rivela difficile la soluzione arrivi da un’innovativa classe di farmaci, gli inibitori della proteina PCSK9.

Progettati a metà degli anni duemila, spiega La Stampa, questi anticorpi si sono dimostrati efficaci sia nel ridurre i livelli di colesterolo subito sia nel ridurre il rischio di eventi cardiovascolari come infarto e ictus-nel medio-lungo periodo.

Il colesterolo, in sé, non è “cattivo”. Come altri lipidi, è importante per la sintesi della membrana cellulare, della bile e di alcuni ormoni. Se non lo introduciamo attraverso l’alimentazione il nostro corpo lo deve produrre comunque. Ma più i livelli di colesterolo nel sangue sono alti più è elevato il rischio di malattie cardiovascolari. In particolare sotto accusa è il colesterolo LDL o “cattivo”, che può portare ad ictus e infarti.

Normalmente uno stile di vita sano con dieta controllata, attività fisica e, tutt’al più, farmaci tradizionali, bastano per mantenere i livelli di colesterolo nella norma, ci sono alcuni casi in cui questo non basta. Si tratta delle persone che soffrono di ipercolesterolemia familiare, una patologia genetica che colpisce una persona su 200.

Spiega La Stampa:

Ad oggi oltre l’80% di queste persone non ha una cura efficace ma ancora peggiore è la situazione di chi soffre della forma omozigote: nei casi più gravi gli eventi cardiovascolari si manifestano già a partire dall’infanzia. Nella malattia ad essere alterato è un gene che produce un recettore capace di «catturare» il colesterolo circolante a livello sanguigno e trasportarlo all’interno della cellula. Quando è mutato, la funzione del recettore risulta ridotta e per questa ragione i livelli di colesterolo si innalzano. Nel 2003 si è scoperto che la proteina PCSK9 è implicata nel trasporto e nella distruzione di questi recettori.

Da qui gli scienziati hanno realizzato delle molecole in grado di contrastarne la funzione per aumentare la disponibilità di questi recettori che catturano il colesterolo.

Queste molecole sono l’evolocumab (sviluppato da Amgen) e l’alirocumab (sviluppato da Sanofi Regeneron).

Spiega ancora La Stampa:

Numerosi studi pubblicati in questi ultimi anni – effettuati in particolare in persone affette da ipercolesterolemia familiare – hanno dimostrato che attraverso questi trattamenti è possibile ridurre in maniera drastica i livelli di colesterolo. Riduzioni mai registrate prima con le sole statine.

Attraverso questo approccio, inoltre, all’abbassamento del colesterolo corrisponde una riduzione del rischio di infarti del 27% e di ictus del 21%.

 

 

To Top