Salute

Congedo mestruale: 3 giorni al mese, la proposta di legge Pd. La sperimentazione

Congedo mestruale: 3 giorni al mese, la proposta di legge Pd. La sperimentazione

Congedo mestruale: 3 giorni al mese, la proposta di legge Pd. La sperimentazione

ROMA – Congedo mestruale: 3 giorni al mese, la proposta di legge Pd. La sperimentazione. Un “permesso mestruale” che consente alle donne di restare a casa nei giorni in cui il “ciclo”, spesso accompagnato da dolori e da una condizione di malessere generale, è più intenso. Tre giorni al mese di permesso per chi soffre di dismenorrea, ovvero ciclo doloroso, che impedisce di svolgere qualsiasi normale attività. E’ l’iniziativa, a suo modo “rivoluzionaria”, promossa per le sue dipendenti dall’associazione “Monteleone Protezione civile”, con sede a Briatico, nel Vibonese.

Mentre alla Camera è pendente una proposta di legge a firma della deputata del Pd Romina Mura, a tutela delle donne che devono recarsi al lavoro anche nei giorni del “ciclo”, con i disagi che ne derivano, da tempo le lavoratrici della “Monteleone Protezione civile” possono astenersi dal recarsi al lavoro nei giorni in cui le mestruazioni sono più intense.

Ed il dato ancora più significativo è che possono farlo, in piena autonomia e autodeterminazione, con una semplice telefonata al datore di lavoro e senza mettersi in malattia. A costo zero, dunque, per lo Stato e per l’Inps. Dopo una prima fase di sperimentazione avviata nel 2016, con l’inizio del nuovo anno l’associazione “Monteleone Protezione civile”, che si occupa di flussi migratori ed assistenza ai migranti in occasione degli sbarchi, gestendo, dopo avere vinto le relative gare di appalto, alcuni centri di assistenza straordinaria, ha concesso alle sue dipendenti la possibilità di non recarsi al lavoro durante i giorni delle mestruazioni.

Come fare domanda. Non tutte le donne ne potranno fare richiesta: la lavoratrice, infatti, deve presentare un certificato medico che attesti la dismenorrea. Il congedo prevede fino a tre giorni di permesso al mese: in questo periodo la donna ha diritto ad avere il 100% della retribuzione. Non le verranno detratti i soldi dallo stipendio. Come prevede la proposta di legge, i giorni in cui si resterà a casa non possono essere equiparati ad altre cause di assenza dal lavoro, a partire dalla malattia: non deve esserci nessuna assimilazione tra i due tipi di permessi, né dal punto di vista retributivo né dal punto di vista contributivo. Il certificato va rinnovato ogni anno entro il 31 dicembre, mentre entro il 30 gennaio dell’anno successivo va presentato al proprio datore di lavoro. (Maria Gabriella Lanza, Kataweb)

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