Salute

Crepacuore: Tako-tsubo è davvero una malattia. Il lutto che uccide 12 mesi dopo

Crepacuore: Tako-tsubo è davvero una malattia. Il lutto che uccide 12 mesi dopo

Crepacuore: Tako-tsubo è davvero una malattia. Il lutto che uccide 12 mesi dopo

ROMA – Morire di crepacuore si può, si chiama sindrome di Tako-tsubo. L’ultimo caso è stato quello di Debbie Reynolds, che non ha resistito al dolore per la perdita della figlia Carrie Fisher e ha avuto un attacco fatale mentre preparava i dettagli per il funerale. Questa patologia si manifesta infatti soprattutto nel caso di lutti molto dolorosi appena vissuti. Altri casi celebri sono quelli di Sandra Mondaini e Johnny Cash.

Si tratta di una patologia cardiaca da stress dai sintomi molto simili a quelli dell’infarto. Viene rilevata una disfunzione temporanea del microcircolo coronarico, ovvero dei piccoli vasi che ‘irrigano’ il cuore, nulla a che vedere quindi con la causa dell’infarto che è un’occlusione delle coronarie.

La sindrome di Tako-Tsubo è caratterizzata dalla forma ‘a palloncino’ assunta dal cuore. Colpisce soprattutto le donne in menopausa e si associa nell’80% dei casi a forte stress emotivo, come quello causato da un lutto. Per questo motivo viene definita anche sindrome da crepacuore. Nei sintomi (dolore acuto al petto, anomalie all’elettrocardiogramma) è molto simile all’infarto ma mentre nell’infarto con una coronarografia si vede il danno delle coronarie, nella sindrome da crepacuore a livello delle coronarie è tutto a posto.

E allora cosa causa il danno? I ricercatori lo hanno compreso usando una metodica, l’ecocontrastografia miocardica, che consente di studiare il microcircolo coronario ed hanno visto che la causa va cercata in questi vasi. La loro intensa vasocostrizione non si può apprezzare in una coronarografia. Con l’ecocontrastografia i ricercatori hanno visto invece che è lì la disfunzione e che lo spasmo microvascolare è reversibile, infatti nel paziente normalmente non rimangono danni. Lo spasmo del microcircolo temporaneamente impedisce al cuore di contrarsi in modo normale, di qui la forma a palloncino, ma non fa danni come l’infarto.

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