Salute

Sei disonesto? E’ scritto nel tuo cervello: la biologia degli imbroglioni

Sei disonesto? E' scritto nel tuo cervello: la biologia degli imbroglioni

ROMA – Se sei disonesto potrebbe non essere colpa tua, ma del tuo cervello. Un nuovo studio infatti ha scoperto che la capacità dell’uomo di imbrogliare ha basi biologiche. Il comportamento sbagliato dettato dalla disonestà ci può far sentire a disagio, ma poi il nostro cervello si “abitua” fino a riconoscerlo come normale e quasi giustificarlo.

Ad arrivare a questa conclusione sono stati i ricercatori inglesi e americani guidati da Neil Garrett e pubblicato sulla rivista scientifica Nature Neuroscience. Analizzando il cervello di alcuni soggetti coinvolti nella ricerca con la risonanza magnetica funzionale, gli scienziati hanno chiesto ai volontari di compiere azioni “disoneste”, aumentando di volta in volta il grado di trasgressività e hanno scoperto che se nell’amigdala vengono bloccati i recettori chimici che inducono il disagio in caso di azioni negative, il soggetto si abitua alla sua stessa disonestà. Spiega Giuseppe Remuzzi sul Corriere della Sera che i ricercatori si sono concentrati soprattutto sull’amigdala poiché è la sede delle emozioni umane:

“«Non sarà per caso — si sono chiesti gli scienziati — che certe regioni del cervello si attivano in chi commette piccole trasgressioni per poi andare incontro a una sorta di “tolleranza” man mano che gli atti di disonestà diventano più gravi?». Suggestivo, ma bisognava poterlo dimostrare. Il sistema che hanno escogitato per scoprire le basi biologiche della disonestà è un po’ complicato da spiegare e ve lo risparmio anche perché è del tutto ininfluente sul risultato finale.

Con una certa sorpresa gli scienziati hanno potuto documentare che il cervello di chi cadeva nella trasgressione sulle prime si attivava proprio a livello dell’amigdala, e solo lì; poi il segnale si riduceva col crescere della trasgressione al punto che i neuroradiologi potevano prevedere in base all’intensità delle immagini quanto grave sarebbe stata la trasgressione nell’esperimento successivo.

Insomma, i messaggi che ti manda il cervello se tu imbrogli appena un po’ (non pagare le tasse del tutto, per esempio, o cominciare ad assumere sostanze vietate se sei un atleta o trascurare i dati che non ti conviene pubblicare se fai ricerca) che all’inizio ti fanno sentire a disagio, diventano sempre più deboli. È l’«adattamento» del cervello come dicono i neurologi, alla disonestà in questo caso (The brain adapts to dishonesty appunto, è il titolo del lavoro). E se il cervello sapesse adattarsi allo stesso modo anche alla violenza, si chiedono i ricercatori?”.

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