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Europei e africani hanno sistemi immunitari diversi. La risposta? In Neanderthal

PARIGI –  Le differenze genetiche dei sistemi immunitari, ossia il modo in cui il corpo reagisce ad un’infezione, tra persone di origine europea e africana, sono state analizzate in due studi recentemente pubblicati sulla rivista scientifica Cell.

Che la suscettibilità e lo sviluppo alle infezioni vari tra le diverse etnie è un fatto già conosciuto, ma questi due nuovi studi dimostrano che le differenze sono genetiche e risalgono ai Neanderthal, che si estinsero circa 40.000 anni fa.

Uno dei due studi suggerisce che gli americani di origine africana hanno una risposta immunitaria alle infezioni più forte, rispetto a quelli di discendenza europea. I ricercatori dell’Institut Pasteur e del CNRS di Parigi, hanno scoperto che le differenze genetiche tra le popolazioni conferivano o meno dei vantaggi a seconda dell’ambiente in cui vivevano; di conseguenza, in base alla prove evidenziate nel secondo studio, le persone di origine africana generalmente mostrano delle risposte immunitarie più forti rispetto agli europei.

I ricercatori ritengono che queste differenze si siano sviluppate nel tempo, perché in grado di fornire una protezione più alta contro le malattie che affliggevano le varie popolazioni; i sistemi immunitari degli europei sarebbero cambiati con l’introduzione di nuove varianti genetiche, grazie all’incrocio con i Neanderthal.

“I nostri risultati mostrano che le differenze nelle risposte trascrizionali di attivazione immunitaria, tra le varie popolazioni, sono molto diffuse, e che sono principalmente rappresentate da varianti genetiche, che si differenziano tra le popolazioni umane per le loro frequenze”, ha detto Lluis Quintana-Murci dell’Institut Pasteur e CNRS di Parigi, autore dello studio.

Quintana-Murci e i suoi colleghi hanno utilizzato tecniche di sequenziamento dell’Rna per studiare il modo in cui i monociti, cellule del sistema immunitario, provenienti da 200 partecipanti di origini europee o africane, rispondevano agli attacchi di virus e batteri. I ricercatori hanno individuato un gran numero di differenze nell’attività di particolari geni contenuti all’interno dei monociti, tra persone con la stessa origine, ma soprattutto tra partecipanti con etnie diverse. Il team ha trovato una forte evidenza di selezione sui geni che controllano la risposta immunitaria, e che gli europe hanno preso “in prestito” alcune varianti regolatorie chiave dai Neanderthal.

Queste varianti influenzano il modo in cui il loro sistema immunitario risponde alle “sfide” virali, dando agli europei una risposta alle infezioni più bassa rispetto a quelle di origine africana. “Mi aspettavo di osservare differenze nelle risposte immunitarie causate dalle diverse origini,” ha commentato Luis Barreiro, autore principale del secondo studio, “Ma non una tendenza così evidente verso una risposta più forte ad una infezione negli individui di origini africane”. Nel secondo studio, Barreiro e il suo team si sono invece concentrati su un altro tipo di cellula del sistema immunitario, i macrofagi, e sul modo in cui questi rispondono a patogeni batterici.

Gli scienziati hanno infettato 175 macrofagi provenienti da pazienti africani ed europei con Listeria monocytogenes (i batteri responsabili della listeriosi) e con Salmonella typhimurium per osservare le differenze nelle loro risposte. Lo studio ha identificato migliaia di geni che causano diverse risposte all’infezione in base all’origine del paziente.

I ricercatori hanno anche osservato che un’origine africana è associata a una risposta infiammatoria più forte, che limita lo sviluppo del batterio. Ma il professor Barreiro è stato attento a non qualificare questo aspetto come migliore: “Il sistema immunitario degli afroamericani risponde in modo diverso, ma non possiamo concludere che questo sia un aspetto più positivo rispetto all’altro, dal momento che una risposta immunitaria più forte ha anche degli effetti negativi, tra cui una maggiore suscettibilità alle malattie infiammatorie autoimmuni, come il Morbo di Crohn. Troppe infiammazioni possono danneggiare gli organi e lasciare sequele (i postumi di una malattia). In breve, una forte risposta immunitaria può essere utile in alcune aree, ma uno svantaggio in altre”.


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