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Insonnia, a letto con lo smartphone è garantita al 60%

La colpa è della retroilluminazione degli schermi LED e della luce blu, che limita la produzione di melatonina

ROMA – Insonnia garantita al 60% se vai a letto con lo smartphone. Colpa della retroilluminazione a LED e della luce blu degli schermi, che è simile a quella naturale e limita la produzione di melatonina, un ormone che regola il ritmo del sonno e che consente al corpo (e alla mente) di rilassarsi.

A dire che la luce degli schermi di smartphone e tablet non fa bene al sonno sono diversi studi, come ricorda Michela Rovelli sul Corriere della Sera. Studi che spiegano come mai negli Stati Uniti sei americani su dieci, tra quelli che usano lo smartphone prima di dormire (il 95% della popolazione totale) abbiano problemi di insonnia. 

Nel 2012 uno studio del Lighting Research Center del Renssalaer Polytechnic Institute, negli Stati Uniti, ha mostrato che l’esposizione a display retroilluminati per due ore prima di dormire riduce del 22% la produzione di melatonina, con conseguenze sulla qualità e quantità del sonno.

I rischi sono in agguato soprattutto per gli adolescenti. Lo stesso Lighting Research Center nel 2015 ha dedicato un altro studio agli effetti dei dispositivi con retroilluminazione integrata sui giovani, scoprendo che nei ragazzi tra i 15 e i 17 anni la produzione di melatonina si riduce del 23% dopo un’ora di esposizione e del 38% dopo due.

Il vero problema, spiega Rovelli sul Corriere della Sera, oltre alla forte illuminazione degli schermi è la luce blu: è molto simile alla luce naturale e così induce il corpo a non produrre melatonina, “ingannandolo” come se fosse giorno.

Un altro studio, questa volta della Harvard Medical School, ha dimostrato che l’esposizione alla luce blu ritarda la produzione di melatonina circa due volte di più rispetto all’esposizione a un’illuminazione di stesso grado, ma tendente al verde.

E l’insonnia, purtroppo, è solo uno dei rischi: tra le possibili conseguenze scoperte dai ricercatori di Harvard ci sono un maggior rischio di cancro al seno e alla prostata, diabete, malattie cardiache e obesità.


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