Salute

Melanoma, come riconoscerlo. Il sistema A, B, C, D, E, F, G

Melanoma, come riconoscerlo. Il sistema A, B, C, D, E, F, G

Melanoma, come riconoscerlo. Il sistema A, B, C, D, E, F, G

ROMA – In dieci anni in Italia sono quasi raddoppiate le diagnosi di melanoma: nel 2006 erano poco più di 7 mila, nel 2016 sono state 13.800. Il melanoma è il più aggressivo dei tumori della pelle ma i numeri non sono tutti negativi. Oltre alla sua incidenza sono aumentate anche le probabilità di sopravvivenza: il 64% dei pazienti oggi supera i due anni e secondo gli oncologi riuniti al congresso annuale dell’American Association for Cancer Research (AACR), circa la metà delle persone cui viene diagnosticato questo tipo di cancro già in fase metastatica saranno “cronicizzate”, potranno cioè convivere anche molto a lungo con la malattia.

Essenziale è allora conoscerlo e curarlo in tempo. Il melanoma deriva dalla trasformazione maligna dei melanociti, cellule dell’epidermide che hanno il compito di produrre la melanina, responsabile della tanto agognata tintarella e che ci protegge dagli effetti dannosi dei raggi solari. Tra i principali fattori di rischio c’è sicuramente una eccessiva esposizione ai raggi Uva e Uvb, che possono innescare la trasformazione tumorale. Ma ci sono anche fattori genetici e maggiore predisposizione nei soggetti con occhi, capelli e pelle chiari.

Il sistema più semplice ed efficace è quello dell’alfabeto: A, B, C, D, E, F, G. Basta osservare i nei o altre macchie che compaiono sulla pelle:

A come Asimmetria. Un neo benigno è generalmente di forma rotonda e regolare

B come Bordi irregolari e indistinti. 

C come Colore variabile. Fate caso se il neo al suo interno presenta sfumature diverse.

D come Dimensioni. I nei più pericolosi sono quelli con diametro superiore ai 5-6 mm.

E come Evoluzione. Se in tempi brevi il neo cresce e si allarga è bene farsi vedere.

F come Firm. Verificare la consistenza, la presenza cioè di una lesione dura.

G come Growth, cioè crescita, se la lesione cresce rapidamente.

I nuovi farmaci immunoterapici funzionano, l’approccio cioè mirato a risvegliare il sistema immunitario contro il cancro. La prima molecola immuno-oncologica approvata, ipilimumab, ha dimostrato risultati importanti: il 20% delle persone colpite dalla malattia in fase metastatica è vivo a 10 anni dalla diagnosi. Ulteriori passi in avanti oggi sono compiuti grazie a nivolumab, nuova molecola immuno-oncologica, sia in monoterapia che in combinazione con ipilimumab. In particolare, i tassi di sopravvivenza a due anni con la combinazione hanno raggiunto il 64% rispetto al 59% con nivolumab da solo e al 45% con ipilimumab in monoterapia.

 

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