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Meningite: “iper-endemia” in Toscana. Allarme St11, meningococco C “più aggressivo”

La meningite continua ad imperversare in Toscana. Una donna di Viareggio è morta all’ospedale di Livorno lunedì 21 novembre: aveva 64 anni. La donna aveva contratto un tipo di meningite diversa dal bambino di 8 anni ricoverato al Mayer di Firenze, colpito dalla meningite C. Il bimbo, le cui condizioni sono in miglioramento, era stato vaccinato nel 2009 e così il suo corpo è riuscito a contrastare l’aggressività del virus, dimostrando ancora una volta l’importanza delle vaccinazioni.

La Toscana è un focolaio di infezione, “cluster” in gergo medico. Dal gennaio 2015 nella regione si sono registrati 74 casi di meningite, dei quali 58 di meningite C, con 13 morti. Ma gli esperti trovano sbagliata la parola “epidemia”. Meglio usare l’espressione “iper-endemia”, perchè il problema che si sta verificando in Toscana è quello di un eccesso di persone portatrici del batterio, aumentando così le probabilità di contagio e malattia.

Portatrici, ma non per questo malate, perché il batterio della meningite, il meningococco, è presente in una persona su 10 senza dare alcun problema; una percentuale inferiore all’1% di chi viene infettato rischia di sviluppare la malattia. Fra chi si ammala, uno su dieci muore, tre riportano conseguenze gravi e permanenti.

Saliva, starnuti, baci, scambio di posate, condivisione di alimenti: così si trasmettono i batteri che provocano la meningite, cioè il meningococco, il pneumococco e l’emofilo. Albergano nelle alte vie respiratorie (naso e gola), spesso di portatori sani e asintomatici. La trasmissione avviene da persona a persona attraverso secrezioni respiratorie, ma questi batteri fuori dell’organismo sopravvivono solo per pochi minuti.

I sintomi sono inizialmente difficili da riconoscere e per questo spesso la diagnosi arriva tardi. Nelle prime 10 ore compare febbre e stato simil influenzale. Successivamente il mal di testa diventa forte, compare rigidità muscolare e la febbre diventa alta. Dopo circa 20 ore si presentano sintomi gravi come perdita di conoscenza, convulsioni, macchie sul corpo.

Le età più a rischio di contrarre l’infiammazione della membrana che riveste cervello e midollo (meninge), sono bimbi piccoli e giovani sotto i 25 anni, per via delle maggiori situazioni di socializzazione che favoriscono il contagio. La prognosi in genere è complicata, soprattutto tra i neonati. Nel 10% dei casi la malattia è rapida e acuta, e porta al decesso in poche ore. Solo il 50-60% guarisce completamente, mentre il 30% sopravvive riportando conseguenze gravi, come protesi acustiche o degli arti, cicatrici invalidanti, problemi alla vista. Spiega Adriana Bassi sul Corriere della Sera:

Di solito i casi di meningite batterica in Italia (circa 900 all’anno, relativamente pochi rispetto ad altri Paesi europei) sono sporadici. Può accadere, però, che si presentino con frequenza elevata (sono piccoli focolai epidemici che si chiamano “cluster”) in una determinata zona (adesso in Toscana, ma nel 2013 anche in Veneto. Complessivamente, negli ultimi anni, sono stati segnalati 48 piccoli cluster, definiti come almeno due casi, nell’arco di 30 giorni, in un raggio di 50 chilometri) e non se ne conosce la ragione.

St11 il sottotipo di meningococco più aggressivo. In Toscana i casi di meningite sono soprattutto di tipo C, Ecco perché la Regione e l’Istituto Superiore di Sanità hanno avviato una serie di studi per capire il perché. Tanto più, come ha sottolineato Rino Rappuoli, uno dei massimi esperti di vaccini nel mondo, capo della ricerca e sviluppo in questo settore dell’azienda Glaxo Smith Kline, che, in quest’area, sta circolando un particolare tipo di meningococco C, chiamato St11, uno dei più aggressivi, e quindi più letale, ma di solito poco diffuso in Italia. Finora gli esperti non sono arrivati a spiegazioni definitive sul perché di questa presenza.

Il meningococco (nei sui diversi sottotipi: il C appunto, ma anche il B, il C, l’A, il W e l’Y) è uno dei principali responsabili di meningite, ma i batteri in causa sono diversi. In Italia, le circa 900 meningiti batteriche all’anno sono provocate dal meningococco in un terzo dei casi, gli altri sono dovute a pneumococchi o a altri germi, compreso l’Haemophilus influenzae (ma questo tipo di infezione è in calo, grazie alla vaccinazione contro l’Haemophilus nell’infanzia).

Diventa importante così la campagna di vaccinazione che la regione Toscana sta portando avanti, e che è stata prorogata fino al 31 marzo 2017. Da fine aprile 2015 al 31 ottobre 2016, le vaccinazioni sono state 717.457:
194.958 nella fascia di età 11-20 anni;
326.643 nella fascia di età 20-45;
195.856 dai 45 anni in su.

Alla campagna hanno aderito il 77% dei pediatri di famiglia e l’85% dei medici di medicina generale. È stato inoltre vaccinato il 91% dei bimbi nati dal 2013 in poi. Oltre al vaccino c’è stata poi la cura con antibiotici delle persone che sono entrate in contatto con chi si è ammalato: il contagio, infatti, avviene da persona a persona, soprattutto in luoghi affollati, ma il batterio non sopravvive nell’ambiente.

Nel dettaglio: i casi di meningite nel 2015 sono stati 38, dei quali 31 da meningococco C, 6 di meningococco B, 1 di meningococco W, 1 non noto. I casi nel 2016 sono stati 36: 27 di meningite C, 6 di meningite B, 1 di meningite W, 1 di meningite X, 1 non tipizzabile. Tra questi non è compreso il tipo della vittima di Viareggio, che era affetta da meningite pneumococcica. In totale, i casi di meningite C sono stati 58. Dei 13 morti di meningite in Toscana (7 nel 2015, 6 nel 2016), soltanto un decesso è dovuto al ceppo B, in tutti gli altri letale è stata la meningite C.