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Meningite Toscana: allarme per batterio in valle dell’Arno

La meningite spaventa la Toscana. Sempre più casi vengono registrati lungo la Valle d'Arno da Firenze a Pisa ed Empoli per un batterio aggressivo

FIRENZE – Un batterio sta causando diversi casi di  meningite lungo la Valle dell’Arno in Toscana. Sette casi ad Empoli, 11 contagiati nelle stesso zone tra gennaio e febbraio 2016, e il numero di casi che continua ad aumentare fa preoccupare le autorità sanitarie. Le zone più colpite sono Firenze, Prato, Empoli, la Valdinievole e Pisa, dove ora la meningite costituisce una vera e propria emergenza.

Stefano Bartoli su Il Tirreno scrive che la situazione è senza precedenti e che la variante toscana della meningite C è molto più aggressiva. Il ceppo batterico ora è in fase di studio da parte dell’Istituto Superiore di Sanità e Antonio Panti, presidente dell’ordine dei medici di Firenze e vicepresidente del Consiglio sanitario regionale si dice preoccupato:

“«Proprio per capire la situazione che si è creata abbiamo messo insieme una task-force di cui fanno parte personale della Regione Toscana, dell’Istituto superiore di sanità e di altri organismi, compresi esperti stranieri – spiega -. C’è da chiedersi il perché di questa recrudescenza della meningite, soprattutto di quella batterica di ceppo C, ma in particolare di questa diffusione geografica concentrata in un’area ben precisa della regione. Le ipotesi sono diverse, ma hanno alla base delle spiegazioni tecniche difficili da far comprendere al grande pubblico. Invece, ci sono alcuni fattori da cui devono partire le nostre osservazioni perché, pur nella sua drammaticità, il caso toscano ci permetterà di conoscere meglio la malattia per prevenirla e curarla nel modo più efficace possibile».

La meningite presenta tre particolari caratteristiche, scrive Bartoli, e l’improvvisa diffusione fa davvero paura:

“«Quello che notiamo innanzitutto e l’aumento dell’aggressività del sottotipo St11, variante che appartiene alla famiglia del solito ceppo C, ma che si sta dimostrando particolarmente forte. È inoltre strano il fatto che, in tutto il mondo, la meningite colpisce fino a venti anni di età e non oltre: qualsiasi studente di medicina sa che nei libri se ne parla sempre come una malattia che colpisce le fasce giovanili, mentre adesso si cominciano a vedere casi, a volte anche mortali, tra i più anziani. Infine, bisogna tornare proprio a sottolineare la zona dove quel sottotipo di cui si parlava prima colpisce di più e cioè l’area a nord della Valle dell’Arno. Sono tutti punti di domanda che cerchiamo di capire proprio in questi giorni e che porterà a nuove conoscenze di questa malattia».

Ma cosa succederà ora in Toscana, chiede Bartoli a Panti, che spiega al Tirreno:

“«Premetto che non sono un medico ospedaliero – conclude Panti – ma senza dubbio devo fare le congratulazioni ai colleghi dei vari pronto soccorso e dei reparti di terapia intensiva: è grazie a loro, con tutto il rispetto possibile per chi ha perso la vita, che il numero dei morti è comunque limitato. Per il resto non posso dire altro che l’unica strada è quella di vaccinarsi perché il vaccino è l’arma più importante che abbiamo in mano. E non parlo solo della meningite, ma anche dell’influenza, la cui prevenzione non può che aumentare le difese anche in situazioni come quella attuale»”.


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