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Olaparib, in Italia prima target therapy per tumore ovarico

ROMA – È ormai nota come “mutazione Jolie”, perché ha portato la famosissima attrice moglie di Brad Pitt alla decisione di farsi asportare le ovaie per prevenire l’insorgenza del tumore: è quella che può avvenire nel gene Brca e che può fare aumentare la probabilità di sviluppare un cancro ovarico fino al 46%, rispetto all’1,8% della popolazione generale. Ma ci sono buone notizie: sarà presto disponibile in Italia olaparib, terapia che agisce proprio contro la mutazione del gene Brca.

Sviluppata da AstraZeneca, è la prima target therapy approvata per il trattamento di mantenimento delle pazienti con tumore ovarico in stadio avanzato positivo alla mutazione Brca. La molecola ha dimostrato di aumentare significativamente la sopravvivenza media delle pazienti fino a oltre 11 mesi, riducendo inoltre il rischio di progressione di malattia o di decesso oltre l’80%.

“Olaparib rappresenta un’opzione terapeutica innovativa – commenta Sandro Pignata, direttore del Reparto Uro-Ginecologico dell’Istituto dei Tumori Pascale di Napoli, in una conferenza stampa di presentazione del nuovo trattamento oggi a Roma – che ha dimostrato di migliorare la storia naturale della malattia nelle pazienti con un tumore ovarico positivo alla mutazione Brca”.

L’arrivo della molecola

“deve essere accolto con entusiasmo, perché dimostra come la ricerca sia attiva e stia facendo passi da gigante – sottolinea – anche nel campo del tumore ovarico, dove i farmaci biologici continuano a essere rari. La nuova terapia, inoltre, ha un impatto importante sui percorsi diagnostico terapeutici del tumore ovarico: i test molecolari assumono un ruolo più centrale, sia ai fini terapeutici, sia in ottica preventiva. I test permettono, infatti, di individuare la presenza di una mutazione nelle pazienti, offrendo loro un trattamento mirato, ma consentono anche di identificare i familiari a rischio all’interno di un percorso preventivo”.

Olaparib è il capostipite di una nuova classe di farmaci: i Parp inibitori, capaci di bloccare il poli-Adp-ribosio polimerasi (Parp), un enzima nucleare coinvolto in una serie di processi cellulari tra cui la riparazione dei danni al Dna e la morte cellulare programmata. Bloccando l’enzima Parp, il nuovo farmaco fa sì che il Dna, danneggiato dalla mutazione Brca, non venga riparato, contribuendo così alla morte della cellulare tumorale e determinando una riduzione della dimensione del tumore o un rallentamento della sua crescita.

“L’arrivo in Italia di olaparib – commenta Gilberto Riggi, direttore medico di AstraZeneca Italia – rappresenta un grande passo in avanti per tutte le donne con tumore ovarico positivo alla mutazione Brca. I risultati ottenuti con questo nuovo farmaco segnano una svolta importante in termini di sopravvivenza per la storia clinica delle pazienti, riducendo il rischio di progressione della malattia di oltre l’80% e olaparib è solo uno degli esempi dell’impegno di AstraZeneca nella ricerca di nuove soluzioni terapeutiche in oncologia. Le nostre sfide nel prossimo futuro si concentrano in particolare su aree ad alto livello di innovazione come l’immuno-oncologia. Siamo impegnati su vari filoni di ricerca con l’obiettivo di mettere a disposizione dei pazienti farmaci mirati, in questa strategia va sottolineato il ruolo cruciale dell’Italia, in cui viene testato il 60% delle molecole oncologiche dell’azienda”.