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Olio di palma: 5 motivi per cui non va demonizzato

ROMA – L’olio di palma fa male? Parliamo dell’olio vegetale più esportato al mondo. Un mercato in crescita, intorno al quale gravitano forti interessi commerciali concorrenziali. E’ spesso al centro del dibattito mediatico perché accusato di essere la principale fonte di assunzione di grassi saturi. Ma è davvero il “male dei mali” per la nostra alimentazione? Facciamo chiarezza.

1)L’Italia importa in media 1.600.000 tonnellate di olio di palma (Fonte Coeweb ISTAT). Ma solo il 21% viene impiegato dall’industria alimentare (di cui solo l’11 % finisce nel settore dolciario) mentre il rimanente 79% viene usato dal settore bioenergetico, da quello zootecnico, dall’oleochimico, dal cosmetico e dal farmaceutico.

2)E’ dannoso tanto quanto un qualsiasi grasso saturo. I nutrizionisti raccomandano di assumere il 30% dell’energia giornaliera da grassi per un 20% insaturi e per un 10% saturi. L’olio di palma non ha delle caratteristiche che lo rendono meno raccomandabile rispetto ad altri alimenti che apportano grassi saturi alla dieta. Vito Leonardo Miniello, docente di Nutrizione pediatrica presso l’Università di Bari e vicepresidente nazionale della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps) ha spiegato: “L’olio di palma non deve essere demonizzato, ma considerato al pari di un ingrediente alimentare quale il burro. Tali grassi incriminati andrebbero assunti con ragionevolezza” perché la loro “assunzione eccessiva comporta ricadute metaboliche a prescindere dalla loro origine (vegetale o animale), in quanto “incrementa i livelli di colesterolo e i relativi rischi per la salute”.

3)Il parere dell’Istituto Superiore di Sanità. L’Iss, su richiesta della Direzione Generale Igiene degli Alimenti e Nutrizione del Ministero della Salute, ha recentemente pubblicato un parere tecnico scientifico “sull’eventuale tossicità dell’olio di palma come ingrediente alimentare”. Ne è risultato che un alimento o ingrediente è definibile come “tossico” di per sé e che gli eventuali effetti negativi sulla salute vanno misurati sulla base del grado di esposizione. Il problema va valutato in termini di concentrazione di grassi saturi presenti. Oggi assumiamo quotidianamente acidi grassi saturi attraverso il consumo di alimenti che li contengono naturalmente, come latte e derivati, uova e carne. Il problema è l’accumulo e l’eccesso di grassi saturi che porta ad “effetti negativi sulla salute, in particolare, un aumento del rischio di patologie cardiovascolari”.

4)Questione ambientale. Alla luce delle stime che prevedono un incremento futuro della domanda e produzione di olio di palma (+40% da qui al 2050. Fonte: How much palm oil do we need? R.H.V. Corley, 2008), non si può sottovalutare il fatto che la palma da olio abbia una resa media 6 volte di più del girasole, 9 volte più della soia e 11 dell’olio di oliva. Resta innegabile che la sua produzione ha avuto un impatto notevole negli ecosistemi in cui crescono le palme, così come sulle popolazioni locali. Ecco perché diventa fondamentale la commercializzazione di un “olio di palma sostenibile”.

5)L’olio di palma sostenibile è la risposta più concreta all’alternativa del boicotaggio tout court. Tutte le aziende utilizzatrici di palma che aderiscono all’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile adoperano solo olio di palma 100% certificato Rspo (Roundtable on Sustainable Palm Oil). “Questa via è la stessa tracciata anche dalle grandi organizzazioni internazionali, come Greenpeace e Wwf International, che continuano a considerare il palma come uno degli oli vegetali più sostenibili” ha osservato Giuseppe Allocca, presidente dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile.

 

Alcune fonti utilizzate per la realizzazione del contenuto:
www.oliodipalmasostenibile.it
nut.entecra.it
www.wired.it/scienza/medicina/2015/05/08/tutta-verita-olio-di-palma/
http://www.stradeonline.it/scienza-e-razionalita/1172-no-l-olio-di-palma-non-fa-male-alla-salute