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Olio di palma cancerogeno? 6 luoghi comuni da abbattere

ROMA –  Olio di palma cancerogeno? 6 luoghi comuni da abbattere. Quello di palma è oggi l’olio vegetale più usato al mondo (35% del totale), seguito da quello di soia (circa 27%), colza (circa 14%), girasole (8%) e oliva (1%). Un mercato importantissimo, destinato a espandersi nel futuro prossimo visto che si stima che la domanda e la produzione di olio di palma cresceranno di un +40% da qui al 2050 (Fonte: How much palm oil do we need? R.H.V. Corley, 2008).

Malesia e Indonesia sono i più grandi produttori di olio di palma, mentre i principali importatori sono l’India, la Cina e l’Unione Europea. L’utilizzo di questo ingrediente nel settore alimentare è stato spesso accompagnato da pregiudizi da parte di chi lo ritiene nocivo per la salute. In alcuni casi parliamo di veri e propri luoghi comuni, privi di fondamento scientifico. Vediamo quali.

1)“E’ cancerogeno”. L’Istituto superiore di sanità, su richiesta della Direzione Generale Igiene degli Alimenti e Nutrizione del Ministero della Salute, ha pubblicato un parere tecnico scientifico “sull’eventuale tossicità dell’olio di palma come ingrediente alimentare”, nel quale si legge che: “Attualmente non risultano disponibili studi prospettici specificamente disegnati a definire la possibile associazione tra consumo di olio di palma e insorgenza di cancro nell’uomo”.

2)“Favorisce l’insorgere del diabete di tipo 2“. Non esistono prove di una correlazione tra il consumo di olio di palma e l’insorgere di questo tipo di patologia. L’allarme era scattato dopo la pubblicazione di uno studio sperimentale, che tuttavia è stato male interpretato. In quell’occasione gli animali usati per lo studio sperimentale erano stati nutriti con una dieta ricca di grassi, ma composta per il “60% di energia da olio di palma idrogenato”. Tecnica, quella dell’idrogenazione, che però non viene usata dall’industria alimentare. L’olio di palma di fatto è già allo stato solido e perciò non richiede tale processo.

3)“Ha invaso il settore alimentare”. Prima di tutto è necessario specificare che il nostro Paese importa in media 1.600.000 tonnellate di olio di palma (Fonte Coeweb ISTAT), ma solo il 21% viene impiegato dall’industria alimentare. La maggior parte, 79%, viene utilizzato dal settore bioenergetico, da quello zootecnico, dall’oleochimico, dal cosmetico e dal farmaceutico. E se è vero che negli ultimi 10 anni i volumi complessivi di palma arrivato in Italia sono aumentati in modo rilevante, allo stesso tempo le quantità utilizzate dall’industria alimentare sono rimaste praticamente costanti, dalle 325 mila tonnellate del 2005 alle 386 mila del 2015.

 

4)“Favorisce l’insorgenza di malattie cardiovascolari”. Non si riscontrano problemi di salute specifici legati all’utilizzo dell’olio di palma. Il rapporto tra alimentazione e salute va analizzato non in base ai singoli alimenti ingeriti, ma tenendo conto della dieta nel suo insieme. Se consumato con moderazione nel contesto di una dieta varia ed equilibrata, ha effetti neutri sulla salute.

5)“E’ nemico dell’ambiente”. L’olio di palma ha avuto senza dubbio un forte impatto in termini di conversione delle foreste nei suoi maggiori paesi produttori, posizionati nella fascia tropicale, e lesioni dei diritti delle comunità delle popolazione che abitano quelle zone. Di fatto, la sua resa produttiva è maggiore di quella di altri oli vegetali: 5 volte più della colza, 6 volte di più del girasole, 9 volte più della soia.  Si “accontenta” dunque di meno ettari di terreno per fornire le quantità di olio necessaria al fabbisogno mondiale. Consapevoli della necessità di minimizzare tali impatti, parte degli attori responsabili della filiera dell’olio di palma hanno deciso di costituire nel 2004 la Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO – www.rspo.org), al fine di gestire le problematiche ambientali e sociali legate alla sua produzione, seguendo criteri per definiti. Nel nostro Paese, le aziende che aderiscono all’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile si impegnano a utilizzare olio di palma certificato RSPO, con l’obiettivo di arrivare al 100% di olio di palma sostenibile entro il 2020.

6)Fa ingrassare. In realtà, l’olio di palma non ha nessuna caratteristica che lo rende meno raccomandabile di un qualunque altro alimento o ingrediente che apporta grassi saturi alla dieta, che, in generale, non devono essere assunti in grandi quantità. Può dunque far parte della nostra alimentazione, con moderazione. “I dati di consumo più recenti, quelli Inran, Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, 2005/2006 dimostrano che l’apporto di olio di palma rispetto al totale degli acidi grassi assunti nella dieta degli italiani è molto contenuto – ha spiegato il Tecnologo alimentare, Giorgio Donegani -, rappresenta meno del 20 per cento del totale, cioè meno di 5 grammi al giorno”.

 

Alcune fonti utilizzate per la realizzazione del contenuto:
www.oliodipalmasostenibile.it
wired.it
fondazioneveronesi.it
http://www.fondazioneveronesi.it/articoli/alimentazione/olio-di-palma-fa-davvero-cosi-male-alla-salute