Salute

Omeopatia (acqua e zucchero) non fa male. Ma non è medicina, neanche alternativa. Tre idee che fanno morti

Omeopatia (acqua e zucchero) non fa male. Ma non è medicina, neanche alternativa. Tre idee che fanno morti

Omeopatia (acqua e zucchero) non fa male. Ma non è medicina, neanche alternativa. Tre idee che fanno morti (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Omeopatia, ce lo spiega con la consueta efficacia Piero Angela: “Sono stato denunciato tre volte per aver detto che l’omeopatia è acqua fresca…spiegai ai giudici il procedimento della diluizione, 99 parti di acqua e una di sostanza attiva, poi si agita verticalmente cento volte, poi si getta via il 99 per cento del contenuto e lo si mette altra acqua…la sostanza iniziale da una parte su cento si riduce a una su diecimila, pi si ripete l’operazione una seconda, una terza, una quarta e così via, sempre gettando il 99 per cento e riempiendo d’acqua…da un decimillesimo a un milionesimo, a un centomilionesimo, a un decimiliardesimo…alla tredicesima diluizione non esiste più alcuna molecola sia stata in contatto con la sostanza attiva, ma neppure con l’acqua che era stata a contatto con lei…insomma acqua fresca”.

La spiegazione-dimostrazione convinse i giudici, Piero Angela vinse la causa anche portando a suo sostegno i parei di Umberto Veronesi, Silvio Garattini, Alberto Mantovani, Rita Levi Montalcini, Renato Dulbecco. Uno solo non convinse: il magistrato dell’accusa. Ma non per dovere d’ufficio non si convinceva, altra era la ragione: si curava e curava la sua famiglia con l’omeopatia e ne faceva una sorta di questione di…fede.

Piero Angela convinse i giudici ma non espose tutta la realtà dei prodotti omeopatici: non solo acqua, purissima acqua fresca. Anche e soprattutto zucchero, quindi innocua e, perché no, rilassante e rassicurante acqua e zucchero. Non è quello che ci davano, acqua e zucchero appunto, le nonne, le mamme e ci danno da bere anche i medici non omeopati quando ci gira un po’ la testa e la pressione è bassa?

San raffaele

Acqua e zucchero non fa male. Così come l’omeopatia, male non fa. Ma non è medicina, neanche alternativa. E che venga creduta e venduta come tale non è responsabilità in fondo dell’omeopatia. La responsabilità è di una cultura, forse meglio dire un bisogno, secondo il quale si esigono cure “dolci”, “non invasive”, “naturali”, “che non intossicano”, “osteggiate dalle multinazionali per ragioni di interessi”, “che curano non il sintomo ma la persona” (l’elenco è dello stesso Angela). Questo bisogno crea e alimenta una domanda, un mercato, una platea di almeno cinque milioni di italiani (in prevalenza giovani donne) che esigono appunto e acquistano e praticano medicine cosiddette alternative.

L’omeopatia, quella seria e responsabile, non è all’origine di questa cultura né di questo bisogno. tanto meno è responsabile di quel fenomeno regressivo, militante quanto regressivo, che predica e pratica un ritorno alle condizioni per cui si moriva di una tonsillite, un’appendicite era una sentenza capitale e un graffio poteva portare ad un’amputazione. Non è l’omeopatia che semina superstizione, oscurantismo e fa da spalla alle infezioni mortali. Magari al contrario sono le idee che fanno morti che si riparano e si nascondono dietro l’omeopatia.

Idee che fanno morti, eccone tre.

La prima idea letale: è vero e giusto ciò che molti condividono e ciò che raccoglie il maggior numero di consensi. Questa idea è alla base di ogni fanatismo e follia dell’umanità. La scienza non è democratica, non si vota sulle leggi della fisica, chimica, biologia…Un referendum su chi gira intorno a chi avrebbe per migliaia di anni visto vincente il sole che ruota intorno alla terra.

La seconda: le medicine , i farmaci altro non sono che intrugli e imbrogli delle aziende farmaceutiche ai nostri danni, ci costringono a comprare quello che fabbricano loro e i medici sono tutti da loro comprati. Esempio? I vaccini. E il dire no alle medicine omeopatiche. Sui vaccini le case farmaceutiche guadagnano poco o nulla, guadagnano molto di più se ci ammaliamo della malattia contro cui ci vacciniamo. Ma la falsa coscienza di questa seconda idea letale la si riscontra proprio a proposito della omeopatia: anche i prodotti omeopatici vengono prodotti appunto da aziende quotate in Borsa, che fanno profitti, allora come la mettiamo?

Terza idea indirettamente ma pur sempre letale: che le medicine alternative siano in fondo pur sempre medicine. Troppo spesso in una farmacia alla richiesta dell’equivalente omeopatico il farmacista non dà la risposta corretta e cioè che non esiste il corrispettivo omeopatico del farmaco e che questa equivalenza è solo nell’immaginario. Troppo spesso viene omessa, aggirata la risposta corretta è cioè che farmaci omeopatici non esistono perché omeopatia non è medicina, è altra e diversa cosa. Così si ingenera e perpetua l’equivoco culturale e sanitario che in alcuni casi diventa ideologia anti scienza e medicina.

Guarire da queste tre idee che sono già epidemia è emergenza culturale e sanitaria e se l’omeopatia seria e responsabile può dare una mano, ben venga.

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