Blitz quotidiano
powered by aruba

Polli contaminati, resistono agli antibiotici: portano salmonella, escherichia coli…

LONDRA – Aumenta l’antibiotico-resistenza dei polli: milioni di polli che vengono venduti ai supermercati, risultano contaminati da Campylobacter, secondo quanto emerso da uno studio.

Il 73% dei polli venduti in High Street nel 2014-15, secondo la Food Standards Agency (FSA), erano portatori di Campylobacter. La ricerca, scrive il Daily Mail, rivela che il 75% di questi, erano resistenti ad almeno un antibiotico o un antimicrobico.

Circa il 5 per cento erano resistenti a una vasta gamma di antibiotici comunemente prescritti agli umani, il che significa che dopo aver mangiato un pollo si potrebbe star male ma non solo, il trattamento farmacologico per i medici sarebbe più complicato. Evidentemente il problema assume un carattere sanitario più serio.

Dai dati emerge che, ogni anno, più di 450 milioni di polli venduti nel Regno Unito sono contaminati da Campylobacter, resistente ad almeno un antibiotico importante. Il Campylobacter è la principale causa di intossicazione alimentare, con più di 500.000 casi l’anno, 80.000 visite dal medico di base e circa 100 decessi.

Guy Popp, capo consulente scientifico della FSA, ha detto:”La diffusione di batteri resistenti a uno o più antibiotici, desta grande preoccupazione”. “Entro il 2050 potrebbero essere responsabili di circa 10 milioni di decessi all’anno in tutto il mondo”.

Campylobacter, tuttavia, non è l’unico problema. All’inizio del mese di settembre, il Daily Mail ha pubblicato uno studio della Cambrige University, in cui si rileva che nei polli venduti al supermercato, c’è anche il superbatterio Escherichia Coli.

Questa settimana, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, i governi di tutto il mondo hanno discusso la minaccia che arriva dal superbatterio. Sotto accusa sono le tecniche di allevamento moderno: anche se non è più legale utilizzare medicinali per prevenire le malattie intestinali ed evitare il diffondersi di patologie che possono rallentare la crescita degli animali, gli antibiotici vengono usati lo stesso con una certa frequenza. L’impiego massiccio e diffuso, facilita e permette la selezione di batteri che resistono: da qui l’aumento di ceppi come Campylobacter, Escherichia Coli e salmonella.

L’ufficiale sanitario capo del Governo, prof. Sally Davies, afferma che anche infezioni minori potrebbero diventare incurabili e descrive la resistenza antimicrobica come una “minaccia catastrofica”.

La FSA ha dichiarato che l’emergere della resistenza agli antibiotici, nota anche come resistenza agli antimicrobici (AMR) è “una grave minaccia per la salute pubblica” e afferma che sta lavorando con supermercati, agricoltori e altri settori dell’industria per affrontare il problema.

L’Alliance to save our antibiotics, sta conducendo una campagna per ridurre l’uso degli antibiotici negli allevamenti.

Coilin Nunan, suo consulente scientifico, dichiara che i medici prescrivono ai pazienti antibiotici inutili ed è un problema più grande.

Gwyn Jones, presidente dell’Alliance, afferma che occorre “grande igiene in cucina, lavare la mani dopo aver toccato carne cruda e cotta: sono metodi affidabili e consigliabili per prevenire la diffusione dei batteri”.

Nel frattempo c’è da sperare che la ricerca e la sperimentazione possano far luce su questa sfida complessa per l’uomo e gli animali.