Salute

Sangue infetto: il Ministero della Salute deve risarcire 100mila euro ogni emotrasfuso

Sangue infetto: il Ministero della Salute deve risarcire 100mila euro ogni emotrasfuso

Sangue infetto: il Ministero della Salute deve risarcire 100mila euro ogni emotrasfuso

ROMA – Sangue infetto: il Ministero della Salute deve risarcire gli emotrasfusi. Sono 120mila gli italiani che, tra il 1970 e il 1990, hanno contratto malattie come Hiv ed epatite a causa di trasfusioni con sangue infetto e farmaci emoderivati. Per alcune centinaia di questi pazienti, la Corte d’appello civile di Roma ha decretato oggi il diritto al risarcimento da parte del ministero della Salute. Circa 4.500 pazienti sono ad oggi deceduti.

La lunga vicenda del ‘sangue infetto’ inizia negli anni Settanta e si protrae per un ventennio: varie aziende farmaceutiche vennero accusate di aver immesso sul mercato lotti di sangue da soggetti a rischio evitando i controlli del Servizio sanitario nazionale attraverso tangenti a politici e medici. Tra gli indagati figurò anche l’allora direttore del servizio farmaceutico del Ministero della Sanità, Duilio Poggiolini: fu accusato di omicidio colposo insieme ad altre 10 persone.

Da allora, molti cittadini danneggiati da emotrasfusioni si sono rivolti ai tribunali. Una delle ultime sentenze è quella del 2016 della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, che condannò lo Stato italiano a pagare oltre 10 mln di euro per risarcire 371 cittadini infettati da Aids o epatite. In realtà, con la legge 210 del 1992 alle persone cui è stato riconosciuto un danno, lo Stato garantisce un indennizzo pari a 1400 euro bimestrali.

Successivamente, la legge 244 del 2007 ha previsto un risarcimento in base al danno per ogni malato, per un importo massimo di 5-600mila euro. I decreti attuativi per l’accesso al risarcimento, tuttavia, prevedevano paletti stringenti che di fatto, evidenziano le associazioni, rendevano inattuabile la normativa.

Le domande furono infatti presentate nel 2010, e nel 2012 venne varato il Decreto ministeriale 162, che escludeva la maggior parte dei partecipanti alle transazioni: la procedura non si applicava per le trasfusioni avvenute prima del 1978 e il diritto cadeva in prescrizione se la richiesta non era stata fatta entro 5 anni dal riconoscimento del danno biologico. Da qui i ricorsi a Strasburgo. Nel 2014, infine, il decreto legge 90, che ha avuto il via libera con il governo Renzi e riconosce ai soggetti danneggiati una somma di denaro pari a 100mila euro, definita ‘equa riparazione’.

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