Salute

Sofia Zago, ecco i 3 modi in cui può essere stata contagiata dalla malaria

Sofia Zago, ecco i 3 modi in cui può essere stata contagiata dalla malaria

Sofia Zago, ecco i 3 modi in cui può essere stata contagiata dalla malaria

ROMA – La piccola Sofia Zago, morta di malaria in ospedale a Brescia, potrebbe essere stata contagiata da una zanzara-vettore in Italia. E’ quanto ipotizzano al Corriere della Sera gli esperti di malattie infettive Massimo Andreoni e Massimo Galli. Ma a provocare il contagio potrebbe essere stata, in linea teorica, anche una trasfusione infetta o l’utilizzo di siringhe o strumenti contaminati.

Quel che ora è certo è che ad uccidere la bambina di 4 anni è stata una zanzara del genere Anopheles, ad attività crepuscolare-notturna. Potrebbe essere arrivata dall’estero, dopo aver viaggiato in un container o in una valigia.

“Le zanzare vivono poco e si spostano poco, spiegano gli esperti. Quindi pungono al massimo le persone che vivono intorno all’aeroporto”. Non si può però nemmeno escludere che quel particolare tipo di zanzara sia presente in Italia: “Abbiamo diverse specie – aggiunge Galli – la cui efficienza come vettori di ceppi di Plasmodium che vengono dall’estero non è sufficientemente definita”.

La trasmissione da una persona all’altra è possibile, ma solo attraverso scambio di siringhe. Nel caso della piccola Sofia è stato accertato che nell’ospedale di Trento c’erano due bambini affetti da malaria: “Se il ceppo malarico è identico a quello degli altri due bambini è possibile ipotizzare che sia accaduto”, spiega Andreoni.

Secondo il professor Galli Sofia potrebbe essere stata infettata in quattro modi. Se il contagio è avvenuto in ospedale, le modalità sono circoscritte: “L’infezione potrebbe essere trasmessa in ambiente ospedaliero – spiega l’infettivologo – solo attraverso l‘utilizzo di siringhe ed altri strumenti contaminati o attraverso trasfusioni di sangue infetto. In una simile ipotesi di contagio diretto, i tempi di incubazione della malattia potrebbero anche risultare accorciati”. Un’ipotesi “grave”, commenta, che “richiede ovviamente indagini approfondite come quelle in atto”.

Ma ci sono altri due modi in cui il contagio della malaria può avvenire: attraverso la punture di zanzare vettori della malattia ‘importate’ da paesi dove la malattia è endemica o attraverso la puntura di zanzare autoctone che, avendo precedentemente punto soggetti infettati, hanno poi contagiato soggetti terzi.

Nel primo caso, chiarisce Galli, “le zanzare vettore possono essere state introdotte in Italia da viaggiatori di ritorno, ad esempio nei bagagli”. Quanto alle zanzare autoctone, “in Italia – afferma Galli – ci sono almeno due specie di zanzara anofele in grado di trasmettere la malaria dopo aver punto ed assorbito sangue di un soggetto già infetto. Si tratta della anofele superpictus, più diffusa nel sud Italia, e della anofele maculipennis. In genere sono più diffuse nelle aree pianeggianti e costiere”. Ad ogni modo, precisa, “va detto che le probabilità che zanzare autoctone possano infettarsi e trasmettere la malattia è molto bassa, anche perché la popolazione di zanzare anofele nel nostro Paese si è molto ridotta nel corso degli anni”.

 

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