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Testosterone, culturisti in rivolta contro la Lorenzin: ricette solo da specialisti

Testosterone sotto chiave, ora una confezione di integratore a base di testosterone si può avere solo a un prezzo insensato. Da alcuni mesi, in base a nuove assurde norme, per comprarlo, a un prezzo significativo già di suo, occorre anche una ricetta, una per confezione, scritta non da un qualsiasi medico ma proprio da uno specialista in urologia, andrologia, endocrinologia. Ci sono anche interpretazioni più restrittive, Regione per Regione.
Al costo di una confezione di uno di questi prodotti a base di testosterone, nell’ordine di svariate decine di euro, si deve ora aggiungere quello della visita medica, da 100 a 200, che moltiplica per 3 il costo.
Non sono prodotti mutabili, la salute pubblica li considera spese voluttuarie, anche se culturisti e palestrati sono una categoria in cui i redditi sopra i mille euro rappresentano una larga maggioranza.
Fatte due righe di conto, per la massa dei culturisti è un colpo al portafoglio che sa di rapina. Monta nel mondo delle palestre e anche di molti anziani il malumore contro il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. È vero che la decisione viene dalla Aifa, Agenzia italiana del farmaco, ma si tratta di una sigla che pochi italiani conoscono. La Lorenzin la conoscono tutti, solo che il suo dolce volto da fatina si è trasformato, nel mondo delle palestre, in quello di una strega cattiva. Nella migliore delle ipotesi una sprovveduta che ha ceduto alla pressione di una lobby di specialisti da 150 euro a visita o anche non si è accorta di nulla, tutto è passato sotto il naso della inconsapevole e romantica Lorenzin, tutta presa dai preparativi di nozze.
L’ obbligo imposto dalle autorità sanitarie è pura angheria e puzza da lontano. Sulla stessa linea, sarebbe come restringere la prescrizione di qualsiasi medicina agli specialisti del male per cui viene prescritta, ai cardiologi per le medicine per il cuore, agli angiologhi quelle per dolori, agli endocrinologhi quelle per il colesterolo.
Anzi, a ben pensarci, perché non imporre la prescrizione, da specialista si intende, di antidolorifici come il Voltaren. Meglio essere sicuri. Con una buona dose di Voltaren forse ci si può anche ammazzare, cosa che non avviene con un eccesso di testosterone. E se le dosi finiscono in mano a una donna? Al massimo le crescono i baffi.

Resta il fatto che da un po’ di tempo integratori a base di testosterone che erano liberamente accessibili in farmacia possono essere venduti solo con ricetta non ripetibile, una per volta, che va ritirata dal farmacista.
Negli ultimi anni il consumo di questi integratori era cresciuto in modo esponenziale. In America fanno parte anche delle cure anti age. Già un numero speciale di Newsweek dedicato alla cura dell’ età li aveva inclusi nella lista degli interventi per limitare i danni della vecchiaia. In Italia sono arrivati qualche anno dopo. La comunità mondiale dei culturisti ne fa un ampio uso, il fatturato di questi prodotti è imponente.
Uso e abuso sono spesso contigui e una santa preoccupazione delle autorità sanitarie può avere motivato la decisione di mettere sotto controllo il consumo di questi prodotti. Si tratta però di prodotti ovviamente non mutuabili. Perché allora aggiungere il super onere di uno specialista? Perché non consentire la prescrizione a tutti i medici, incluso quello di famiglia? Non ci sono spiegazioni sulla razionalità del provvedimento, se non quello di una usurpazione da parte di una categoria di medici.