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Virus Zika per via venerea: a Firenze primo caso in Europa

FIRENZE – Virus Zika, primo caso di trasmissione in Italia, a Firenze. Un caso che in realtà risale al 2014, ma che soltanto adesso è stato identificato per quello che è realmente: non un caso di febbre Dengue, come si era pensato inizialmente, ma un caso di Zika (che solitamente si trasmette attraverso la puntura di una zanzara Aedes Egypti) trasmesso, appunto, attraverso un rapporto . 

Il contagio è quello di una coppia di Firenze in cui il marito, dopo un viaggio in Thailandia, contagiò la donna, che venti giorni dopo il ritorno a casa dell’uomo mostrò i sintomi tipici della Dengue. Ma si trattava di Zika, come spiega  Gianni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità.

“Nell’estate-autunno del 2014 l‘unità arbovirus dell’Istituto superiore di sanità esaminò per una sospetta Dengue i campioni di siero appartenenti ad un uomo che aveva viaggiato in una zona all’epoca affetta da dengue, la Thailandia, e della sua partner, che invece non aveva effettuato viaggi, ma che si era ammalata a distanza di circa 20 giorni con sintomi simil-Dengue. I campioni provenivano dalla Clinica delle Malattie infettive dell’azienda universitaria di Careggi, Firenze. Complessivamente, dall’analisi di tutti i risultati di laboratorio non fu possibile confermare l’infezione da virus dengue per nessuno dei due casi. Rimase comunque il sospetto di una infezione importata da Flavivirus, con una successiva trasmissione autoctona, presumibilmente per via ”.

I campioni prelevati in fase acuta furono anche analizzati con un test molecolare per la presenza del virus Zika, con esito negativo. Quest’anno, chiarisce l’esperto, dopo che si è reso disponibile un test di neutralizzazione per il virus Zika, sono stati nuovamente testati i campioni disponibili all’Iss per verificare se si trattasse di un’infezione da virus Dengue o da virus Zika ed i risultati hanno confermato la diagnosi di Zika sia nel viaggiatore che nella sua partner.

Si tratta perciò, rileva Rezza, di

”un caso autoctono a probabile trasmissione . Ulteriori studi sono in corso negli Stati Uniti e in Inghilterra, dove in un paziente affetto da Zika sono state evidenziate tracce di RNA virale nello sperma anche a distanza di due mesi dalla malattia acuta”.

E’ quindi ”probabile, conclude l’esperto, che l’infezione rimanga, relativamente a lungo, nello sperma”. Mentre la comunità scientifica indaga sulla trasmissione del virus, va però precisato che il rischio di diffusione locale dell’infezione in Italia, almeno al di fuori del periodo estivo, resta estremamente basso.