Scienza e Tecnologia

Singapore. In servizio Nadine, il robot più umano del mondo

Nadine

Nadine

SINGAPORE – Sorride, saluta, stringe mani, prova emozioni e ricorda quello che le viene detto: è Nadine, il robot più ‘umano’ al mondo, che ha preso servizio come receptionist alla Nanyang Technological University di Singapore, dove è stata progettata e realizzata con le sembianze della sua ideatrice, Nadia Thalmann.

Specializzata nell’accoglienza dei visitatori, Nadine, il cui nome è ripreso da una celebre canzone di Chuck Berry, è l’ultima arrivata della nuova generazione di automi ‘socievoli’, che in futuro potranno diventare i nostri assistenti personali, a casa o al lavoro.

Dotata di una morbida ‘pelle’ e di una cascata di capelli castani, Nadine ha una personalità propria, e può diventare triste o felice a seconda delle parole che scambia con gli umani. E’ perfino in grado di ricordare le persone con cui ha già parlato e, sulla base dei dialoghi precedenti, intesse nelle vere conversazioni. Grazie alle sue qualità, in futuro potrà intraprendere nuovi lavori, puntando a diventare una segretaria, una baby sitter o un’assistente per anziani.

Insieme a lei, l’università di Singapore ha svelato anche il nuovo robot per la telepresenza Edgar, che promette di offrire il dono dell’ubiquità. Più simile al robot C-3PO di Star Wars che ad un umano in carne e ossa, Edgar è in grado di riprodurre in tempo reale il volto e i gesti di una persona che si trova a chilometri di distanza, ripresa da una speciale webcam.

Edgar può anche ‘parlare’, recitando in maniera autonoma un testo scritto. Grazie ad una webcam integrata, riprende le persone che si muovono nelle vicinanze, per poi coinvolgerle in una conversazione, offrendo risposte coerenti alle loro domande.

“La telepresenza dà una nuova dimensione alla mobilità”, afferma Gerald Seet, esperto di ingegneria meccanica e aerospaziale della Nanyang Technological University. “Gli utilizzatori possono proiettare la loro presenza fisica in uno o più luoghi contemporaneamente, e questo – conclude – significa che la geografia non sarà più un ostacolo”.

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