Scienza e Tecnologia

Spazio: ci sono condizioni per la vita. Acqua liquida sotto i ghiacci della luna di Saturno

Acqua liquida sotto i ghiacci di Encelado: c'è vita sulla luna di Saturno?

Acqua liquida sotto i ghiacci di Encelado: c’è vita sulla luna di Saturno?

ROMA – Sotto i ghiacci di Encelado scorre acqua allo stato liquido. Un vero e proprio oceano per la luna di Saturno che, come la primordiale Terra, offre le condizioni favorevoli alla nascita della vita. La scoperta arriva dai dati della sonda spaziale Cassini, che sono stati elaborati dal team guidato da Junter Waite del Southwest Research Institute e pubblicati sulla rivista Science.

La sonda spaziale Cassini, frutto della collaborazione tra Nasa, Esa e Asi, aveva già individuato la presenza di un oceano liquido sotto i ghiacci della luna di Saturno, ma ora per la prima volta è riuscita ad identificare la presenza di idrogeno molecolare, che combinato insieme all’ossigeno è alla base dell’acqua.

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Nel 2015, in uno dei ‘tuffi’ della sonda Cassini nei vapori dei geyser liberati dalle crepe nei ghiacci che nascondono l’oceano, lo strumento Ion Neutral Mass Spectrometer, ha rilevato idrogeno e anidride carbonica, entrambi “ingredienti critici – osserva Science – per il processo noto come metanogenesi”, ossia per la produzione di metano da parte di microrganismi. Commentando la scoperta su Science, il geochimico Jeffrey Seewald, dell’istituto oceanografico Woods Hole, la considera “un passo in avanti importante nel valutare quanto Encelado possa essere abitabile”.

Daniela Billi, astrobiologo dell’università di Roma Tor Vergata, ha spiegato che la scoperta degli oceani di Encelado ricordano il motore della vita che esiste nelle profondità degli oceani terrestri. Secondo lo studio, i dati di Cassini rivelano la possibilità della presenza di sorgenti geotermali nelle profondità dell’oceano extraterrestre, uno scenario che ricorda la Terra com’era circa 3,8 miliardi di anni fa, nell’epoca in cui sono comparse le prime forme di vita.

In ambienti come questi, ha spiegato la Billi, il “motore madre della vita” è stato il processo serpentinizzazione, ossia una reazione tra rocce metalliche e acqua che libera calore, producendo idrogeno e metano. Anche quello ipotizzato in fondo all’oceano di Encelado, ha osservato l’esperta, sembra un

“reattore primordiale: sembra di vedere quello che potrebbe essere successo negli oceani terra intorno a 4 miliardi di anni fa”.

(Video da YouTube)
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