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Ferro e arsenico nell’acqua avvisano dei terremoti? Il caso Amatrice

Ferro e arsenico nell'acqua avvisano dei terremoti? Il caso Amatrice

Ferro e arsenico nell’acqua avvisano dei terremoti? Il caso Amatrice

ROMA – Ferro e arsenico nell’acqua avvisano dei terremoti? Il caso Amatrice. Appena prima del terremoto che ha devastato Amatrice, le falde acquifere monitorate in 7 sorgenti e un pozzo a meno di 100 km di distanza, contenevano una misura venti volte più grande di concentrazioni di ferro, vanadio, arsenico. I dati sono stati presi a marzo/aprile 2016, la prima scossa è del 24 agosto. Oggi, a più di un anno di distanza (e 76mila scosse più tardi, sottolinea la Repubblica) i valori dei minerali presenti nell’acqua è tornato ai livelli standard.

Significa che l’acqua ha mandato un messaggio, significa che potremo prevedere con un ragguardevole margine di anticipo l’eventualità di future scosse di terremoto? Il dato delle sorgenti prossime ad Amatrice è un segnale importante, dicono idrogeologi e sismologi. fa parte dei cosiddetti “precursori sismici”, appunto quegli indizi che la natura può fornirci, come per esempio l’aumento del livello delle acque. Ma è una scienza di frontiera, dicono prudenti gli scienziati. Precedenti però ce ne sono.

In Cina, per esempio, si è avviata una sperimentazione per il monitoraggio delle sorgenti: nel ’74 una città fu sgomberata proprio dopo l’improvviso innalzarsi del livello di acqua di un grande bacino, avviso che salvò la popolazione evacuata.

L’estensione dell’Appennino che ha causato la sequenza di Amatrice ha aperto nel sottosuolo delle fratture a circa 10 chilometri di profondità. “Nelle sorgenti idriche a 3-4 chilometri – spiega Petitta – si sono infiltrate acque profonde, più acide perché contenenti anidride carbonica e ricche di elementi vulcanici, idrotermali. Questi elementi però non sono validi per ogni luogo. Ogni sito potrebbe avere la sua impronta. (Elena Dusi, Repubblica.it)

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