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Apple-Fbi, Onu: “Sbloccare iPhone aprirebbe vaso di Pandora”

NEW YORK – Apple contro Fbi, anche le Nazioni Unite si schierano contro lo sblocco dell’iPhone di uno dei due terroristi della strage di San Bernardino (California) dello scorso dicembre. “Decrittarlo aprirebbe un vaso di Pandora”, ha detto senza mezzi termini l’alto commissario per i diritti umani Zeid Ra’ad Al Hussein, sostenendo che l’ordinanza dell’Fbi creerebbe un precedente che potrebbe avere conseguenze proprio sui diritti umani:

“Per risolvere un problema legato alla sicurezza che riguarda un caso di decrittazione, le autorità rischiano di scoperchiare un vaso di Pandora, che potrebbe avere implicazioni molto negative per i diritti umani di molti milioni di persone, inclusa la loro sicurezza fisica e finanziaria”.

La presa di posizione dell‘Onu ricalca quella già sostenuta da gran parte delle società della Silicon Valley, da Google a Facebook, da Twitter a Linkedin, da eBay ad Amazon, fino a Microsoft (anche se così non la pensa il fondatore Bill Gates), e che ha avuto il plauso anche di associazioni di settore, come l’American Civil Liberties Union (Aclu), ed enti per la tutela della privacy, come l’Access Now e la Wickr Foundation. Tutti sostengono che sbloccare l’iPhone di un criminale, anche se si tratta di un terrorista come quello di San Bernardino, creerebbe un precedente pericoloso per la privacy di tutti, anche perché le tecniche di sblocco potrebbero finire in mani sbagliate, con le conseguenze peggiori.

Del resto lo stesso Fbi non è nuovo ad errori: proprio nel caso dell’iPhone del terrorista di San Bernardino è stato un suo errore a portare alla necessità di un aiuto direttamente da Apple.

Subito dopo il sequestro dello smartphone, infatti, l‘Fbi avrebbe tentato di aggirare il sistema di sicurezza resettando la password. Solo che in questo modo è scattata in automatico un’altra protezione di Apple, che prevede che dopo dieci tentativi falliti di inserimento della password tutti i dati e i file contenuti nell’iPhone vengano crittografati e bloccati nel telefonino, senza possibilità di essere ritrovati nel Cloud. E a questo punto solo Apple potrebbe intervenire. Ma l’azienda di Cupertino sembra proprio non volerne sapere.

 


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