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Batteria smartphone: 10 trucchi per farla durare di più

ROMA – La batteria dello smartphone si scarica sempre più velocemente, ma sono almeno 10 i trucchi che si possono applicare per farla durare più a lungo. Dal “classico” tenere il telefono al fresco e aggiornare il sistema operativo, alla scelta del display nero per risparmiare in luminosità, oltre all’evitare di tenerlo sempre in carica, dato che così si richiede alla batteria uno sforzo inutile.

Roberto Graziosi sul sito della rivista Focus ha elencato 10 semplici trucchi per aumentare la durata della batteria del proprio smartphone:

“I GRANDI CLASSICI. Tanto per cominciare, i classici consigli, ma solo quelli ancora validi. I colossi dell’elettronica suggeriscono di evitare di tenere lo smartphone a temperature al di sotto dello zero o oltre i 35 gradi: questo per evitare danni che possono ridurre le prestazioni della batteria in modo temporaneo (in caso di… freddo) o in modo definitivo (in caso di caldo). Inoltre, meglio avere sempre l’ultima versione del sistema operativo dello smartphone, perché gli aggiornamenti comprendono anche i miglioramenti in termini di consumo di energia.

NON TENERLO SEMPRE IN CARICA. Mettiamo il caso che il cellulare sia in carica, la batteria abbia raggiunto il 100% e dobbiamo fare una telefonata: è meglio scollegarlo dalla presa di corrente. Al contrario di quanto si pensi, infatti, tenerlo ancora collegato non serve per preservarne la durata, anzi, finisce per richiedere alla batteria uno sforzo inutile. Meglio staccare il telefono e, se proprio vogliamo ricaricarlo (magari perché prevediamo di stare fuori per il resto della giornata), accertiamoci che la carica sia scesa almeno all’80%.

IMPOSTARE LA MODALITÀ RISPARMIO. Gli iPhone e i più recenti tra gli smartphone Android offrono la possibilità di impostare una modalità di risparmio energetico. In pratica così si riduce (o si elimina) il ricorso alla funzione di localizzazione gps, si disattiva la vibrazione, si accorcia la durata del timer che spegne automaticamente il display… Se il vostro smartphone non ha questa opzione, potete comunque ottenere lo stesso risultato disattivando una a una (manualmente) queste funzioni.

OCCHIO AL CONNETTORE. Accade molto più spesso di quanto non si pensi: trascorso il tempo necessario per la ricarica, la batteria anziché essere al 100% ha raggiunto soltanto il 50/60%. Può essere colpa della custodia, che con la sua forma impedisce allo spinotto del caricatore di mantenere il contatto in modo continuo. Se avete questo dubbio, provate a caricare senza custodia. Lo stesso problema potrebbe derivare anche da un’altra causa: la polvere che si annida nel connettore. Una passata di aspirapolvere nella zona può prevenirlo.

LUMINOSITÀ AL MINIMO (E NON AUTOMATICA). Al contrario di quanto non si pensi, non vale la pena impostare la funzione che regola la luminosità dello schermo in automatico, a seconda di quanta luce c’è nell’ambiente. Conviene impostarlo in modo “fisso”, ma su un valore basso, intorno 10/15%.

CONVIENE CHIUDERE LE APP IN BACKGROUND? Un elemento che succhia energia la batteria è l’attivazione dei cosiddetti “dati in background”, che consente alle app di essere “attive” anche quando non le impieghiamo. Per le mail o per altri programmi che usiamo spesso, come Whatsapp o Messenger, vale la pena tenere attivi i dati in background. Vale anche la pena non chiuderle e lasciarle in background. Perché? Perché una app aperta in background è già caricata nella ram del telefono per essere utilizzata: e per riaprirla serve meno energia. Una app chiusa, invece, deve prima essere trasferita nella ram e poi aperta per essere usata. Doppio lavoro, doppio consumo.

Ma per tutti quei programmi che usiamo sporadicamente (come la banca online, il carsharing, i giochi ecc.) conviene chiudere il rubinetto. Oltre al consumo della batteria, si ridurrà anche quello dei dati internet: utilissimo per chi ha un piano telefonico con un solo GB di traffico incluso.

DIAMO I NUMERI. Nella “carta d’identità” della batteria c’è un numeretto, espresso nell’unità Ah (ampere-ora) o mAh (milliampere-ora), che è strettamente correlato alla capacità di carica che riesce a immagazzinare. E dunque anche al tempo che impiegherà a scaricarsi. Per esempio: se nella confezione o nella scheda descrittiva di uno smartphone si dice che ha una batteria da 2.500 mAh è molto probabile che il telefono garantisca un’autonomia maggiore rispetto a un altro da 1.500 mAh. Questo vale tra apparecchi il cui consumo sia paragonabile (dunque tra smartphone simili e non, per esempio, tra un cellulare e un tablet).

SEMPRE PIENO A OGNI COSTO? Ecco un grande classico che non vale più: caricare le batterie sempre completamente e solo quando sono scariche. Con le batterie di oggi si può tranquillamente ricaricare quando sono al 50 per cento e magari solo per una ventina di minuti (magari per guadagnare un po’ di autonomia in più prima di uscire di casa): la durata massima della batteria (quando la ricaricheremo al 100%) non diminuirà. Ricordate però che resta valida la regola per cui ogni batteria si può caricare un certo numero di volte e non oltre…

CONSIGLIABILE IL NERO. Se avete un smartphone con display di tipo AMOLED, potreste ridurre i consumi della batteria scegliendo, per lo schermo, sfondi scuri, tendenti al nero. Negli schermi che adottano questa tecnologia, infatti, per riprodurre questo colore, i pixel vengono tenuti spenti (risparmiando così energia).

SE NON C’È CAMPO, PASSATE IN MODALITÀ AEREO. Inutile costringere il telefono a cercare la rete se siete in una baita a 3.000 metri o in una zona sperduta e senza campo. In modalità aereo sia la telefonia, che il wifi che il bluetooth sono spenti. Potete leggere un ebook, giocare o scattare foto alle pecore. E condividere il tutto una volta tornati sotto la copertura del vostro operatore”.


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