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Capelli bianchi: è un gene, si potrà disattivare

ROMA – Il gene che causa i capelli bianchi è stato identificato e in futuro si potrà disattivare. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature Communications dimostra che l’ingrigimento dei capelli non dipende dall’ambiente, ma dalla genetica, e in particolare dal gene Irf4. A scoprire il gruppo di geni, una decina in totale, che agiscono come una “cabina di regia” per la peluria del viso e della testa e ne regolano forma, colore e spessore è stato il team di ricercatori coordinati da Andres Ruiz-Linares dell’University College di Londra.

Vittorio Sabadin su La Stampa spiega che la ricerca ha preso in esame un campione di 6630 individui selezionati in America Latina tra quanti avevano antenati europei, africani o nativi americani, in modo da creare un campione che avesse un patrimonio genetico vasto:

“Il gene che a un certo punto della vita schiarisce la chioma fino a farla diventare bianca è stato battezzato Irf4 (Interfon Regulatory Factor 4). Non agisce da solo, ma con altri fattori ancora da identificare ed è comunque responsabile di quel fenomeno che priva i follicoli piliferi dell’apporto di melanina: è come se alla base di ogni singolo capello ci fosse un microscopico barattolo di colore, che si esaurisce. La ricerca ha anche dato nomi scientifici a fenomeni che tutti avevamo già osservato, come il fatto che le persone di origine africana e asiatica tendono in tarda età ad avere meno capelli bianchi. Ma se un europeo sposa una bionda, conferma il rapporto, deve aspettarsi che la chioma dei suoi figli ingrigisca col passar del tempo.

Il gene Irf4 è responsabile anche dell’imbiancamento precoce dei capelli, che colpisce molti giovani causando notevole stress nelle relazioni sociali. Il professor Andrés Ruiz-Linares, esperto di bioscienze della Ucl, è convinto che «comprendere i meccanismi dell’Irf4 può essere rilevante per sviluppare soluzioni che ritardino l’ingrigimento dei capelli e per approfondire aspetti della biologia dell’invecchiamento umano». Per la prima volta, una ricerca ha anche preso in esame le diverse caratteristiche dei capelli in base al patrimonio genetico e alla zona di provenienza. L’evoluzione ha dato capelli più scuri e folti a chi viveva in clima molto freddi o molto caldi e ha schiarito le chiome di chi abitava in quelli temperati, come l’Europa. Anche i capelli molto sottili e le chiome che tendono a diradarsi in giovane età sono una caratteristica europea e nordamericana”.

La genetica però non regola da sola tutto il processo della comparsa di capelli bianchi, spiega Sabadin, ma solo per un 30%:

“Il 70% è ancora dovuto a fattori ambientali e allo stress, come dimostra la capigliatura di ogni presidente americano: Obama aveva i capelli scuri quando è entrato alla Casa Bianca e ora, dopo 8 anni, li ha quasi completamente bianchi. Lo stesso era accaduto a George W. Bush e, in Gran Bretagna, a Tony Blair. Si racconta anche che i capelli di Maria Antonietta fossero diventati completamente bianchi la notte prima che la portassero al patibolo in Place de la Concorde. L’applicazione più immediata della ricerca riguarderà proprio la medicina forense: la mappatura genetica consentirà di aiutare i medici a ricostruire le sembianze di vittime di delitti particolarmente efferati, ricostruendone grazie al Dna anche il tipo di barba e di capigliatura.

Per la pillola contro i capelli bianchi bisognerà aspettare ancora un poco, ma non moltissimo, assicurano gli scienziati. C’è comunque tempo, visto che i capelli bianchi sembrano di gran moda: li esibiscono continuamente Lady Gaga, Rihanna, Pink e le attrici Helen Mirren e Meryl Streep. E George Clooney non sarebbe lo stesso senza quei capelli sale e pepe che ne aumentano il fascino. Ma averli in testa è tutta un’altra storia”.


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