Blitz quotidiano
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Embrioni umani modificati geneticamente: ‘rivoluzione’ in Gb

Almeno due i precedenti conosciuti nel mondo: uno negli Stati Uniti e uno in Cina. Ma in Europa è la prima volta

LONDRA – Embrioni umani modificati geneticamente: la Gran Bretagna fa cadere un’altra barriera sulla frontiera fra genetica e morale. L’Autorità per la fertilità e l’embriologia del regno (Hfea) ha autorizzato un team di scienziati (per la prima volta in assoluto, almeno in Europa) a condurre esperimenti di modifica genetica di embrioni umani, seppure non destinati alla riproduzione.

Il via libera ai test, che dovrebbero partire in estate, vale per il Francis Crick Institute di Londra. L’unico limite invalicabile è stato fissato in base alla legge britannica, che già da qualche tempo permette la ricerche sugli embrioni a patto che questi non vengano impiantati per una gravidanza.

A chiedere il placet era stata Kathy Niakan, che da decenni si occupa al Francis Crick Institute di studi sull’infertilità e mira a chiarire l’origine di forme ricorrenti di aborto spontaneo. “La ragione per cui questo obiettivo è così importante è legata al fatto che aborti spontanei e infertilità sono estremamente comuni, ma non ben compresi”, aveva affermato Niakan a giustificazione del suo progetto.

L’esperimento dovrebbe coinvolgere nella fase iniziale 20-30 embrioni. Su 100 ovuli fecondati, aveva spiegato la ricercatrice, meno di 50 raggiungono lo stadio di blastocisti, con circa 200-300 cellule, mentre appena 13 arrivano al terzo mese.

Per capire cosa determini tali differenze verrà usata ora una tecnica denominata ‘Crispr’, una sorta di ‘taglia e incolla’ del Dna in grado di ‘spegnere’ un gene alla volta per verificare quali siano quelli fondamentali per lo sviluppo. Si punta ad arrivare “a miglioramenti nella fecondazione assistita, oltre a una maggiore comprensione dei primissimi stadi dello sviluppo”.

LE POLEMICHE – Le polemiche in ogni modo non mancano di fronte a una svolta che in Italia sarebbe impossibile (è vietata espressamente dalla legge 40), ma che anche in Paesi in cui la normativa è meno severa va oggi ben oltre il limite del lecito: aprendo le porte non soltanto all’uso a fini scientifici dell’essere umano, ma al concetto di embrione geneticamente modificato. Tanto da far immaginare per un avvenire non più lontano la prospettiva inquietante di bambini ogm, ‘resistenti’ a certe malformazioni e tuttavia concepiti di fatto ‘su misura’ in laboratorio.

I PRECEDENTI – I precedenti conosciuti nel mondo sono almeno due. Il primo risale all’autunno 2007 (ma trapelò sui media solo nella primavera del 2008) quando negli Stati Uniti, alla Cornell University di New York, l’équipe guidata da Zev Rosenwaks realizzò alla chetichella, con finanziamenti privati e senza dover rispondere alla legge federale americana, un esperimento pionieristico su “un embrione inutilizzabile per tecniche di fecondazione assistita”, con l’obiettivo dichiarato di impiegarlo nello studio sulle cellule staminali, e subito dopo lo distrusse.

Il secondo è stato annunciato invece l’anno scorso in Cina, dove un embrione umano risulta essere stato manipolato (per tentare di correggere un gene che provoca una malattia rara) da specialisti dell’Università Sun Yat-sen di Guangzhou: ricerca, quest’ultima, portata avanti sulla base di non meglio precisate “linee guida” redatte dalle autorità di Pechino, ma non di specifici permessi d’un organismo di controllo, e poi pubblicata dalla rivista ‘Protein and Cell’ dopo essere stata rifiutata dalle autorevoli ‘Science’ e ‘Nature’ pare per “motivi etici”.