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Emergenze. Formiche organizzate molto bene, meglio di noi?

LOS ANGELES – Zattera di formiche per proteggere le regine dall’acqua. Nelle emergenze, le formiche sono organizzate molto bene, forse anche molto meglio degli uomini. Sembra proprio di sì stando ai risultati di uno studio condotto da team di scienziati dell’Università della California, che ha scoperto come questi insetti si comportano in situazioni di emergenza, lavorando insieme e collaborando fra loro, fino al punto, durante le alluvioni, di costruire delle zattere viventi con i propri corpi.

Le formiche operaie si dispongono attorno alle regine e le tengono in mezzo, mentre l’acqua sale, Le regine sono posizionate all’interno della zattera e le operaie si dispongono attorno e anche sopra, in modo che non entrino in contatto con l’acqua e non siano esposte sui fianchi e da sopra.

Lo studio ha scoperto che le singole formiche hanno posti assegnati su queste zattere di corpi, e che sono in grado di ricordare la loro posizione nell’inondazione successiva. La ricerca mostra che, come spesso gli esseri umani non sanno fare, le formiche lavorano assieme in situazioni di emergenza, con diversi membri del gruppo che svolgono compiti differenti. Il team di scienziati dell’Università della California, Riverside, si è concentrato sulla formica Selysi.

Hanno colorato le formiche per codificarle, in modo da poterne rintracciare la loro posizione. Si tratta di una specie di formiche che si trova nelle pianure alluvionali dell’ Europa centrale e meridionale. In laboratorio, hanno sottoposto gruppi di formiche a due inondazioni consecutive e monitorato la posizione individuale sulle “zattere”.

Gli scienziati hanno mostrato che le formiche avevano dei posti assegnati, con formiche che occupavano sempre la cima, il centro o la posizione laterale della zattera. Si pensa sia la prima volta che la memoria venga dimostrata nei cosiddetti auto-assemblaggi.

“Queste elaborate zattere sono alcuni degli esempi visivi più sbalorditivi circa la cooperazione tra formiche – ha detto Jessica Purcell, assistente all’Università della California, scrive il Daily Mail -. Sono semplicemente fantastiche. Nonostante le persone abbiano osservato auto-assemblaggi nel passato, è eccitante fare dei passi avanti per comprendere come si coordinino per costruire queste strutture”.

Il lavoro è stato pubblicato online in un articolo chiamato “Le formiche operaie mostrano specializzazione e memoria durante la formazione di una zattera”, sulla rivista The Science of Nature. Il documento si basa su un’altra ricerca effettuata nel 2014 dallo stesso gruppo di scienziati, che hanno scoperto come le operaie proteggono l’elemento più prezioso del nido, la regina, ponendola al centro della zattera.

Al contrario, le operaie posizionavano la nidiata vulnerabile alla base della zattera, approfittando della flessibilità per produrre una zattera robusta e per permettere ai gruppi di restare in un’unità coesa durante le piene. Le formiche operaie e le nidiate hanno mostrato alti tassi di sopravvivenza dopo la formazione della zattera, il che suggerisce che essere immerse nell’acqua, alla base della zattera, non è così letale come avevano previsto gli scienziati.

Studiando l’auto-assemblaggio delle formiche, gli scienziati stanno affrontando ampie questioni biologiche ed evolutive, come il motivo per cui determinati animali vivono in certi ambienti piuttosto che in altri. I loro risultati hanno preparato il terreno per la comparazione di “risposte di emergenza” delle formiche di specie diverse provenienti da diversi contesti ambientali.

Vi sono anche applicazioni indirette. I campi della nanorobotica e degli sciami robotici usano questi e altri insetti sociali come modelli nella progettazione di robot “cooperativi”, che possono essere utilizzati in medicina per situazioni come la compensazione di coaguli di sangue o la fabbricazione di materiali.

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