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Fiori sbocciano nello spazio: muffe aliene respinte… FOTO

Prima una lattuga, ora i fiori. Le piante sconfiggono le muffe aliene e sbocciano nello spazio. Il prossimo passo? I pomodori verso Marte...

ROMA – Un delicato fiore ha battuto le muffe aliene ed è sbocciato nello spazio. Questo il risultato raggiunto dagli astronauti della Stazione spaziale internazionale, Iss, che in nella serra a 400 chilometri di altezza che orbita intorno al pianeta Terra sono riusciti a far sbocciare dei fiori. Il primo ad annunciare l’obiettivo raggiunto è stato l’astronauta della Nasa Scott Kelly, che orgoglioso ha mostrato la zinnia fiorire.

Paolo Ricci Bitti su Il Messaggero scrive che far nascere dei fiori nello spazio non è stato un compito semplice per gli astronauti. L’aria infatti è contaminata da muffe aliene e le condizioni, anche nella serra Veggie della Iss, non sono certo ottimali per la nascita delle piante. Il primo risultato nello spazio era stata la coltivazione della lattuga rossa romana, poi mangiata dagli astronauti a bordo, ma ora una zinnia rappresenta un passo decisivo nell’esplorazione spaziale.

Il motivo è semplice. Far sbocciare una zinnia, cioè un fiore, apre la possibilità di coltivare anche altri ortaggi e piante da fiore, come ad esempio i pomodori, spiega Ricci Bitti sul Messaggero:

“In realtà il successo con le zinnie, resistenti esponenti della famiglia delle Astaraceae, originarie delle zone aride del Messico, apre la possibilità di provarci nello stesso ambiente a microgravità anche con altre piante da fiore, sì, ci siamo capiti, ortaggi. E pomodori, in calendario dall’anno prossimo. E, ancora sì, vi viene in mente il botanico Mark Watney, aka Matt Damon, in The Martian, quando si salva la pelle coltivando patate e accarezza la prima piantina che sbuca nella sua serra artigianale.

Proprio il protagonista di quel romanzo e film viene citato da Scott Kelly nel raccontare la soddisfazione di vedere finalmente sbocciare le astro-zinnie dopo lo spavento delle ultime settimane. Per quanto avanzata, la serra americana dell’Orbital Technologies non era riuscita a impedire la creazione di muffa e “ruggine” sulle piantine ancora gracili di zinnie. Muffa in orbita, muffa extraterrestre, muffa aliena insomma.

Scott e Kjell, che è pure biologo, le avevano provate tutte intervenendo sui sistemi di alimentazione della serra che fornisce luce (a led, un tipo di illuminazione adesso comune anche sulla Terra, ma inventata proprio per gli astronauti), acqua e nutrienti, ma verso Natale la muffa – maledetta – sembrava avere preso il sopravvento. Dannata muffa, accanirsi così su pianticelle che non possono mai essere sfiorate da un soffio d’aria fresca che non sia riciclata all’infinito e che non possono mai essere scaldate da un raggio di sole.

Ma Scott, con l’aiuto anche dell’inglese Tim Peake, primo inglese sull’Iss, non aveva mai mollato. Ci aveva persino parlato, usando toni bassi, con quelle piantine in pericolo. E poco alla volta la muffa e le macchie di ruggine erano regredite. Un’impresa che tira su non poco il morale chi deve passare dodici mesi senza Primavera, Estate, Autunno e Inverno in quei locali ristretti con un programma massacrante di lavoro”.

(Credit Po: Nasa/Twitter Scott Kelly)

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