Scienza e Tecnologia

Giappone: robot androidi di cui ci innamoreremo

robot-androidi
robot-androidi

Giappone: robot androidi di cui ci innamoreremo

ROMA – Giappone: robot androidi di cui ci innamoreremo. Ci innamoreremo di “un involucro di cavi, acciaio e microchip ricoperto di gomma riscaldata” e ne saremo felici fino al punto che quell’essere robotico e seducente ci mancherà quando non seguirà più amorevolmente i nostri occhi, o non riconoscerà più la nostra voce. Forse rammentandoci di quanto sia pesante la nostra solitudine.

Non stiamo parlando dell’atteso sequel di Blade Runner, ma gli androidi c’entrano eccome. Carlo Pizzati, inviato de La Stampa a Tokyo, ci ha mandato un messaggio dalla porzione di Terra più vicino al sogno di umanizzare la cosa, presentandoci al cospetto di un costruttore di androidi da 15 anni, di un guru dell’intelligenza artificiale, Hiroshi Ishiguro. Meglio, di replicanti, come il suo miglior prototipo, Geminoid HI-1, il suo autoritratto robotico con ciuffo rockabilly e look total black.

Il passo successivo, per vincere la repulsione per un manichino animato è stato andare in tutt’altra direzione creando, nel 2011, il fantasmino Telenoid, un incrocio tra un robot-bambino e un elfo, con braccia a moncherino e al posto delle gambe un inquietante sedere a 360° gradi. Eppure, portandolo nelle case di riposo, Telenoid fece scattare emozioni immediate e gli anziani lo vollero tenere in braccio e parlargli.

Ora Ishiguro è tornato all’attacco con la vera sfida della somiglianza, creando Erica. Non più un pupazzo animato a distanza da una sala di regia come se ne trovano nei musei di Tokyo, ma il primo androide pienamente autonomo. Erica può sostenere autonomamente una vera conversazione che dura fino a 10 minuti. Ha la possibilità di riconoscere la voce, i raggi infrarossi per seguire i movimenti degli umani, un sintetizzatore vocale e un generatore di movimento naturale. (Carlo Pizzati, La Stampa)

To Top