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Intelligenza artificiale, quattro tappe per arrivarci: siamo alla terza

LONDRA –  L’intelligenza artificiale, grazie alla ricerca e alla scoperta di nuove tecnologie, è così evoluta da far pensare che stiano per essere create le macchine senzienti ed intelligenti.  Capiscono i comandi verbali, distinguono le immagini, guidano automobili e giocano meglio di come potremmo fare noi. Ma quanto tempo deve passare, prima che camminino tra di noi?

Un recente report della Casa Bianca sull’intelligenza artificiale, però, ha una visione più scettica e sembra che nei prossimi vent’anni non vedremo “macchine che esibiscono o applicano livelli di intelligenza superiori a quelli umani”.

Ci sono diversi tipi di intelligenza artificiale: il primo tipo, quello base, utilizza sistemi reattivi, ma non ha l’abilità di formare ricordi o di usare le esperienze passate per decidere su una situazione del momento. Deep Blue, il supercomputer che giocava a scacchi e sconfisse il campione internazionale Garry Kasparov nel 1990, è l’esempio perfetto di questo tipo di macchina.

Deep Blue poteva identificare i pezzi sulla scacchiera e sapere dove andava posizionata ogni pedina ma non aveva un concetto di passato, tutto ciò che faceva era guardare delle pedine e scegliere la mossa successiva.

Il secondo tipo riguarda le macchine che possono guardare al passato. Alcune auto che si guidano da sole, già sono dotate di questa intelligenza. Ad esempio, osservano la velocità o la direzione delle altre macchine, cosa che non può essere fatta in un solo momento, ma richiede il monitoraggio di un oggetto a lungo termine.

Il terzo tipo, viene chiamato in psicologia “teoria della mente”, ovvero la comprensione che le persone, gli animali e gli oggetti nel mondo possono avere dei pensieri e delle emozioni che modificano il loro stesso comportamento. Questo è cruciale sulla formazione delle società da parte degli esseri umani, perché permette di avere interazioni. Se mai verranno creati dei sistemi di intelligenza artificiale in grado di “camminare tra noi”, questi sistemi dovranno essere in grado di comprendere che ognuno di noi ha dei pensieri e dei sentimenti, delle aspettative su come vogliamo essere trattati. E dovranno aggiustare il loro comportamento a riguardo.

Il quarto tipo per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, è quello di creare dei sistemi che possano creare delle rappresentazioni di se stessi, coscienti del proprio essere. Gli esseri coscienti, infatti, sono in grado di leggere i propri stati interiori e capire i sentimenti altrui. Se siamo imbottigliati nel traffico e sentiamo qualcuno suonare, sappiamo che è arrabbiato o impaziente, perché è così che ci sentiamo quando anche noi suoniamo il clacson. E se siamo ben lontani dal creare delle macchine consapevoli, dovremmo concentrare i nostri sforzi per far acquisire a questi sistemi memoria, apprendimento e l’abilità di prendere decisioni basandosi su esperienze passate, cruciale se vogliamo produrre, o far evolvere, macchine che vanno oltre il classificare ciò che hanno di fronte.