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Lucy, nostra antenata australopiteca, morì cadendo dall’albero

ROMA – Lucy, nostra antenata australopiteca, morì cadendo dall’albero. Lucy, la più celebre antenata dell’uomo, morì per le ferite riportate cadendo dall’albero che molto probabilmente era la sua ‘casa’ e nel cadere deve avere allungato le braccia, nel tentativo di fermare la caduta. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, conferma indirettamente che gli antenati dell’uomo della specie Australopitecus arafensis, vivevano sugli alberi, sebbene fossero in grado di camminare in posizione eretta.

La scoperta mette così fine a un lungo dibattito. Alla conclusione sono arrivati i ricercatori guidati da John Kappelman, dell’università del Texas di Austin, analizzando le fratture dei resti di Lucy, che risalgono a 3,18 milioni di anni fa e scoperti nell’attuale Etiopia nel 1974. Utilizzando la Tac (Tomografia assiale computerizzata) sono stati analizzati i resti fossili di cranio, costole, spina dorsale, mani, bacino e piedi. Il confronto con fratture simili di individui moderni ha indicato diverse anomalie, indicando l’impatto da una considerevole altezza, probabilmente la conseguenza di una caduta: un’ipotesi coerente sia con la gravità delle fratture rilevate in più ossa, sia con il contesto in cui sono state ritrovate. Le ossa di Lucy vennero scoperte il 24 novembre 1974 a una sessantina di km da Addis Abeba

Gli studiosi si trovarono di fronte lo scheletro più completo di un antenato umano antico di oltre 3 milioni di anni: ben 52 ossa, tra le quali le ossa degli arti, la mandibola, alcuni frammenti del cranio, costole, vertebre e soprattutto il bacino, che permise di capire che si trattava di una femmina. La sera stessa, riuniti intorno al fuoco i paleoantropologi le diedero un nome: la chiamarono Lucy, prendendo spunto da una delle canzoni che nell’accampamento venivano ascoltate di più: Lucy in the sky with diamonds, dei Beatles.

Lo scheletro fossile di Lucy manca delle estremità inferiori, ma le ossa delle gambe e il bacino dimostrano che la stazione eretta era acquisita già 3,2 milioni di anni fa (è questa la datazione eretta dello scheletro): gli ominidi si muovevano quasi sempre in quella posizione, non solo per alcuni tratti. (Focus.it)