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Missione Marte, il primo passo: sonda europea sul pianeta rosso. Poi…

ROMA – Missione Marte: tra 48 ore atterrerà sul pianeta rosso la sonda europea dedicata all’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli, autore della prima mappa marziana. Dopo il distacco dall’orbiter Tgo (Trace Gas Obite) avvenuto con successo alle 16:42 di domenica 16 ottobre, il lander ha cominciato la sua discesa. E’ il primo passo di una complessiva corsa spaziale che dovrebbe portare l’uomo su Marte tra una quindicina di anni. A rilanciare il sogno spaziale era stato il presidente Usa Barak Obama promettendo la nuova conquista entro il 2030. In tutto il mondo è tornata così la voglia di Marte. E mentre l’Europa si prepara alla fase cruciale della missione ExoMars, guardano a Marte anche Cina e India, mentre sulla scena si affacciano le aziende private americane, come la Space X di Elon Musk e la Blue Origin di Jeff Bezos. Non solo progetti e missioni spaziali ma anche dal punto di vista della narrazione, la corsa a Marte è anche al cinema e sui media con imponenti iniziative (vedi l’evento pubblicizzato urbi et orbi da Sky).

Fiato sospeso per le prossime 48 ore che ci separano dall’ammartaggio, ha detto il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Roberto Battiston. L’Italia, con l’Asi, il mondo della ricerca e quello dell’industria gioca un ruolo di primo piano in questa missione.

E’ dagli anni 80 che l’uomo sogna di passeggiare su Marte. Per l’esattezza dal 1989, quando l’allora presidente Usa George Bush, per i 20 anni dallo sbarco sulla Luna annunciava di voler mandare i primi uomini su Marte nel 2011, utilizzando la futura Stazione Spaziale (che allora si chiamava Freedom) come avamposto per il ritorno sulla Luna e la costruzione di una colonia marziana. In seguito i tagli al bilancio della Nasa da parte del Congresso hanno permesso di portare a termine, in ritardo, solo il progetto della Stazione Spaziale.

Intanto l’Europa ci è già arrivata: dopo il lancio del 14 marzo scorso dalla base russa di Baikonur, Schiaparelli e il Tgo hanno viaggiato insieme fino a raggiungere la distanza di circa un milione di chilometri da Marte. Quindi il computer di bordo ha eseguito l’operazione meccanica di separazione dei due veicoli, per la quale era stato programmato fin dall’inizio. E’ stato un “divorzio in orbita“, come lo hanno definito i responsabili della missione. Il segnale dell’avvenuta separazione è stato accolto con un applauso nel centro di controllo della missione in Germania, a Darmstadt, presso il Centro per la ricerca e la tecnologia dell’Esa (Esoc).

Ci sono voluti quasi dieci minuti prima che il segnale raggiungesse la Terra e poi il tempo necessario per analizzarlo. E’ stata un’attesa interminabile, anche se prevista: “Sapevamo che due minuti circa dalla separazione non si sarebbe avuta la telemetria, ma quando il segnale è finalmente arrivato abbiamo visto che tutto era andato per il meglio”, ha detto Water Cugno, direttore del programma Exomars per la Thales Alenia Space (Thales-Leonardo Finmeccanica). “Dal momento della separazione Schiaparelli ha cominciato a scendere verso Marte in modo completamente autonomo”, ha aggiunto Cugno.

Oltre che con l’Asi, che contribuisce a ExoMars  con 350 milioni di euro (32% del valore complessivo di 1,3 miliardi), l’Italia partecipa con l’industria, rappresentata da Leonardo Finmeccanica, Thales Alenia Space, che ha integrato entrambi i veicoli nei suoi stabilimenti di Torino, e Telespazio (Leonardo Finmeccanica-Thales), che ha contribuito al centro di controllo di Schiaparelli, gestito dall’Altec (Thales Alenia Space e Asi). Il mondo della ricerca partecipa con Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), università di Padova e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).


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