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Pesci rossi, se sopravvivono nei fiumi diventano “mostri”

ROMA – Sono piccoli e rossi. O dorati, visto che in inglese si chiamano “Goldfish”. Sono i pesci rossi che teniamo in casa in acquari e bocce d’acqua. Dopo qualche mese capita però che ci si stufi di loro. La soluzione più drastica è il gabinetto. Ma in molti optano invece per una versione meno cruenta: buttarli nel primo stagno, lago o fiume vicino a casa. Con l’idea, forse, di restituirgli la libertà. In realtà, diversi di loro, lontani dalla cattività, muoiono non essendo abituati alle correnti, a temperature dell’acqua men che temperate o semplicemente a procacciarsi il cibo da sé.

Ma una buona percentuale ce la fa. E anzi, come avverte il Centre of Fish and Fisheries della Murdoch University in Australia, si trasforma in autentici mostri che mettono a rischio l’ecosistema delle vie d’acqua e degli specchi d’acqua chiusa.

L’ateneo australiano ha condotto uno studio riportane i risultati sulla rivista Ecology of Freshwater Fish. “Le persone lasciano liberi i loro pesci rossi senza rendersi conto dei danni che fanno” spiega uno dei ricercatori, Stephen Beatty.

I pesci rossi sono onnivori e si nutrono di tutto ciò che è commestibile, predando uova e piccoli pesci oltre alla vegetazione dei fondali. Così, oltre a minacciare le altre specie, crescono rapidamente: sono stati recuperati esemplari che pesavano quasi due chili, o altri che avevano nuotato per oltre 200 chilometri.


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