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Pianeta nove, come si è formato? Rubato da altra stella…

ROMA – Il nono pianeta e più esterno del Sistema solare, ma ancora non osservato, potrebbe non provenire dal nostro Sole. Anzi, il pianeta nove sarebbe stato “scippato” proprio dal Sole ad un altro sistema planetario, accaparrandosi così un esopianeta alieno. Questa l’ipotesi che Alexandar Mustill, astronomo dell’osservatorio svedese di Lund, ha pubblicato nell’articolo sul sito ArXiv.

Secondo la ricostruzione, il Sole ‘bambino’ si sarebbe ritrovato circondato da molte altre giovani stelle, nate dalla sua stessa antica nebulosa. Giovane e lesto, avrebbe sfruttato la sua attrazione gravitazionale per accaparrarsi questo grande corpo celeste che probabilmente orbitava nella periferia di un’altra giovane stella. Dopo il ‘furto’, il Sole si sarebbe allontanato dalla sua vittima, portando con sé il pesante bottino.

Gianluca Masi, astrofisico e responsabile del Virtual Telescope, ha spiegato all’Ansa:

“Si tratta di uno scenario plausibile ma molto generico, una teoria fragile se pensiamo che il pianeta 9 è ancora da scoprire e ad oggi l’ipotesi della sua esistenza manca di qualsiasi appiglio sperimentale”.

Da quando Michael Brown e Konstantin Batygin dell’Istituto Californiano di Tecnologia (Caltech) hanno pubblicato i calcoli teorici che indicherebbero la presenza di un grande corpo celeste ai confini del Sistema solare, delle dimensioni di Nettuno e con una massa pari a 10 volte quella della Terra,

”è scattata una vera e propria gara al rilancio – spiega Masi -, che sta creando un gigante dai piedi d’argilla. Un annuncio tanto straordinario, come quello della probabile esistenza del pianeta, avrebbe bisogno di prove altrettanto straordinarie e l’orbita anomala di alcuni corpi celesti nella fascia di Kuiper non è sufficiente.

Con questi presupposti, fantasticare sull’origine del pianeta può solo portare a ipotesi estremamente deboli: la stessa simulazione di Mustill – sottolinea Masi – indica che la probabilità della cattura del mondo alieno è inferiore al 2%”.

Intanto la caccia al pianeta X si fa sempre più animata nella comunità scientifica. A riaccendere la curiosità è stato proprio un tweet di Brown, che ha chiamato a raccolta tutti i ‘fan del nono pianeta’ e annuncia la scoperta fatta da una collega canadese di un settimo oggetto celeste che si trova oltre Nettuno, nella fascia di Kuiper, e che avrebbe un’orbita anomala, proprio come i sei corpi al centro della ricerca pubblicata a gennaio.

Un nuovo indizio, dunque, che sembrerebbe confermare la presenza del pianeta X. Il condizionale però è d’obbligo, perché ancora non ci sono prove solide, come spiega Giovanni Valsecchi dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziale dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Iaps-Inaf):

“L’ipotesi del nono pianeta si basa su un numero esiguo di corpi celesti, sei o sette, di cui conosciamo poco: ricostruire la loro orbita con i dati che abbiamo oggi comporta un enorme margine di errore. Per risolvere il mistero bisognerebbe osservare direttamente il nono pianeta, ma è come cercare un ago nel pagliaio: lento nel movimento e poco luminoso, si potrebbe confondere in mezzo ad un miliardo di stelle”.

Alla luce di queste considerazioni, sembra ancora più improbabile l’ipotesi avanzata da Daniel Whitmire dell’Università dell’Arkansas, che vorrebbe il corpo celeste misterioso responsabile delle estinzioni di massa sulla Terra. Dire che il pianeta è il ‘disturbatore’ che causa periodiche piogge di comete all’interno del Sistema solare è azzardato, sottolinea Valsecchi,

”anche perché la tempistica dedotta con grande incertezza dai crateri sulla Terra non coincide con la periodicità del pianeta”.


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