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Pianeti, come e dove si formano? Caccia aperta anche intorno a piccole stelle

ROMA – Guardare i dischi stellari per scoprire come si formano i pianeti ed evolvono le stelle. Se fino ad oggi gli astronomi avevano concentrato la loro attenzione per la caccia agli esopianeti concentrandosi sulle grandi e giovani stelle, più raramente la loro attenzione è andata a oggetti antichi e di piccola massa. In un nuovo studio i ricercatori hanno individuato dischi protoplanetari intorno a sistemi di stelle con una bassa massa nella cui nube di polvere potrebbero essersi formati nuovi mondi.

Gli scienziati dell’Università di Montreal e della Canergie Institution di Washington hanno osservato 4 oggetti di piccola massa circondati da dischi. Si tratta di sistemi che hanno tra i 42 e i 45 milioni di anni e che potrebbero ospitare nelle loro nubi di polvere dei pianeti. Tre di questi sono molto piccoli e hanno masse tra le 13 e le 18 volte la massa di Giove, mentre il quarto ha una massa che è pari a 129 volte quella di Giove. Anna Boucher, ricercatrice dell’università di Montreal, ha spiegato al Daily Mail:

“Trovare dischi in sistemi con piccola massa è davvero interessante, perché gli oggetti così vicini a questo limite e con questo tipo di stelle, ma che hanno comunque un disco che indica la formazione di pianeti, può dire molto sia sull’evoluzione stellare che su quella planetaria”.

I dischi di formazione dei pianeti sono delle nubi in cui i granelli di polvere cosmica collidono tra loro fino a formare delle piccole masse che poi, per attrazione gravitazionale, continuano ad accrescersi. Proprio come una palla di neve che rotola e aumenta la sua massa, queste palline di granelli di polvere continuano a persistere nella nube e ad accrescersi fino a diventare i pianeti rocciosi che oggi conosciamo.

Alcuni nuclei rocciosi , quelli più grandi, sono destinati a diventare i nuclei di grandi pianeti gassosi come i nostri Saturno o Giove, mentre gli altri prenderanno le sembianze rocciose di Marte o della Terra. Un tipo di evoluzione che dipende dalla temperatura del pianeta durante la sua formazione.

Quando gli scienziati individuano dischi come quelli scoperti, il compito più difficile è svelarne la loro natura. Nessuno dei quattro oggetti individuati infatti si trovava in una fase inattiva, ma nonostante l’età erano ancora in grado di mostrare attività di formazione planetaria. Jonathan Gagné, co-autore dello studio e ricercatore del Canergie Institute, ha spiegato:

“C’è ancora molto da imparare sui dischi intorno a oggetti di piccola massa come questi quattro. Ora speriamo di poter condurre altre ricerche su questi oggetti e di essere in grado di scoprire che tipo di attività si sta verificando tra le loro polveri. Un risultato che pone un buon target per la futura caccia ai nuovi pianeti”.


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