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Premio Nobel per la Chimica 2016 a Sauvage, Fraser Stoddart e Feringa per nanomacchine molecolari

STOCCOLMA – Il premio Nobel per la Chimica del 2016 è stato assegnato a Jean-Pierre Sauvage, Sir J. Fraser Stoddart and Bernard L. Feringa per aver progettato e prodotto le macchine molecolari più piccole al mondo. I tre scienziati hanno lavorato a lungo per riuscire a creare delle nanostrutture, cioè delle macchine dell’ordine dimensionale del nanometro, le prime molecole i cui movimenti possono essere controllati.

Si tratta di immaginare un oggetto che abbia una lunghezza pari ad 1 preceduto da nove zeri, dunque grande un miliardesimo di metro, un migliaia di volte più piccole di un capello. Le nanomacchine rappresentano il futuro della tecnologia e della medicina e sono le più piccole al mondo, in grado di rispondere a molte necessità della scienza.

In particolare i tre scienziati hanno sviluppato delle nanomacchine che possono essere utilizzate sia per creare i motori più piccoli al mondo che dei minuscoli muscoli. I tre sono riusciti a creare un robot molecolare, o meglio delle macchine biologiche, capaci di riprodurre movimenti che le cellule compiono in condizioni naturali, come la contrazione delle cellule muscolari. E’ un Nobel di confine fra la biologia e la tecnologia perché le ricerche dei tre premiati hanno aperto la strada alla possibilità di realizzare dispositivi sempre più miniaturizzati.

Ma chi sono gli scienziati di questo Nobel per la chimica? Jean Pierre Sauvage, 72 anni, è nato a Parigi nel 1944 e ha compiuto i suoi studi in Francia, laureandosi all’Università di Strasburgo, dove ora è professore emerito. Ricopre anche il ruolo di Direttore di ricerca emerito presso il Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica (CNRS).

Sir J. Fraser Stoddart, 70 anni, è di origini britanniche. E’ nato a Edimburgo nel 1942, dove si è laureato. Ora è professore di Chimica negli Stati Uniti presso la Northwestern University, a Evanston, Illinois.

Bernard L. Feringa, 51 anni, è olandese e insegna Chimica Organica presso l’Università di Groningen. E’ nato nel 1951 a Barger-Compascuum e ha studiato nella stessa università dove adesso lavora.

I tre sono stati i primi a ‘giocare’ con atomi e molecole usandoli come mattoncini e ingranaggi, i pionieri di una rivoluzione in scala nano. Autori di vere e proprie macchine fatte da ‘ingranaggi’, interruttori, pompe e rotori ma su scala infinitamente piccola, i lavori di 2 dei Nobel per la Chimica 2016 erano stati presentati già nel 2015 fa dalla rivista Nature come una rivoluzione. Le basi gettate dagli studi dei premiati hanno aperto la strada alla manipolazione di atomi e molecole da poter usare come mattoncini per costruire strutture complesse capaci di lavorare e muoversi a comando.

In particolare uno dei primissimi passi in questa direzione è arrivato nel 1983 con Sauvage che per primo riuscì a mettere insieme due molecole ad anello, legate come in una catena, e farle scivolare l’una all’interno dell’altra. Un secondo passo fondamentale è poi arrivato nel 1991 da Stoddart con il primo rotore, un anello capace di girare attorno a un asse centrale. A mettere a punto il primo vero motore è poi stato Feringa che nel 1999 sfruttando il lavoro dei colleghi ha messo a punto motori molecolari capaci di far ruotare minuscoli oggetti e disegnare la prima ‘automobile nano’.