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Schiaparelli si è schiantato sul suolo di Marte: le FOTO dell’impatto

ROMA – Il sogno dell’Italia su Marte con Schiaparelli della missione ExoMars è sfumato. L’Agenzia Spaziale Europea, Esa, ha annunciato che è stato individuato il punto dell’impatto del lander Schiaparelli e a scattare la foto è stata la sonda Mars Reconnaissance Orbiter, Mro, della Nasa, L’immagine mostra due macchie scure sullo sfondo grigio del suolo marziano: una più luminosa, probabilmente il paracadute, e l’altra più scura e confusa che si trova a 5 chilometri circa da dove il lander avrebbe dovuto toccare il suolo.

L’immagine, rende noto l’Esa, è stata scattata dalla camera Ctx a bordo della sonda americana Mro e ha la risoluzione di 6 metri per pixel. La stessa area prevista per l’atterraggio di Schiarapelli era stata fotografata nel maggio scorso dallo stesso strumento di Mro e nella nuova immagine si notano chiaramente due nuovi elementi, che appaiono come delle macchie.

Una delle due macchie appare più luminosa e può essere associata al paracadute dal diametro di 12 metri, utilizzato dal lander prima della fase finale della discesa. L’altra macchia, delle dimensioni di circa 15 metri per 40, è più scura e confusa e si trova circa un chilometro a Nord rispetto al paracadute: è interpretata come il punto in cui è avvenuto l’impatto del lander, avvenuto da un’altezza stimata fra due e quattro chilometri. Ulteriori dettagli sono attesi nella prossima settimana, quando la sonda Mro tornerà a sorvolare la stessa zona e la fotograferà la camera ad alta risoluzione HiRISE.

L’Esa ora sta analizzando quanto accaduto e secondo una prima ricostruzione dei tecnici, Schiaparelli potrebbe aver raggiunto la velocità di 300 chilometri orari mentre precipitava sul suolo di Marte, ad un’altezza compresa tra 2 e 4 chilometri, e non si esclude che possa essere esplosa nell’impatto. Le dimensioni relativamente estese della macchia che corrisponde al punto dell’impatto di Schiaparelli potrebbero corrispondere al sollevamento del materiale di superficie, ma l’Esa non esclude che il lander possa essere esploso al momento dell’impatto, considerando che i serbatoi del propellente erano ancora pieni. Si tratta tuttavia di

“interpretazioni preliminari – rileva l’Agenzia Spaziale Europea – che dovranno essere confermate da ulteriori analisi”.

Nonostante lo schianto, il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) Roberto Battiston ha spiegato che la missione è stata comunque un successo, dato che sono stati ricevuti dalla sonda il 95% dei dati attesi:

“L’immagine ci mostra che Schiaparelli è caduto esattamente dove avrebbe dovuto atterrare. Se il computer non avesse fatto un errore avremmo avuto la ciliegina sulla torta, ma la torta l’abbiamo. Abbiamo avuto il 95%-96% dei dati, l’ingresso nell’atmosfera marziana è stato perfetto e il paracadute ha funzionato a dovere. Come sempre le cose nello spazio riservano delle incognite. In questo caso ha sbagliato il computer, ma non c’è stato qualcosa di sbagliato dal punto di vista tecnico”.

La tecnica messa a punto per questa prima fase della missione ExoMars, ha rilevato, “è quella che ci permette di affrontare la seconda fase della missione, nel 2020″. Guardando le immagini riprese dalla sonda Mro, ha detto ancora

“Schiaparelli ha quasi centrato l’area a forma di ellisse nella quale era previsto l’atterraggio: si è comportato in modo eccellente, sembra quasi un tiro al bersaglio. Certamente senza l’errore fatto dal computer tutto avrebbe potuto essere perfetto, ma penso che possiamo davvero essere contenti”.

Nei cinque minuti di attività intensa che hanno preceduto la sua caduta Schiaparelli ha trasmesso 229 Kilobyte di dati: sono tutti i dati raccolti dai suoi strumenti durante la discesa nell’atmosfera marziana e inviati dal lander all’altro veicolo protagonista della missione ExoMars, la sonda Tgo (Trace Gas Orbiter). I dati di Schiaparelli fanno parte dei complessivi 600 Megabyte rilevati e trasmessi a Terra dalla sonda Tgo, che adesso si trova nella posizione iniziale prevista nell’orbita marziana e inizierà la fase di calibrazione degli strumenti il prossimo novembre, per poi prepararsi alla manovra che a partire da gennaio 2017 la porterà a raggiungere la quota di 400 chilometri.

A quel punto il Tgo potrà cominciare l’attività scientifica, analizzando l’atmosfera marziana in cerca di eventuali spie dell’esistenza di forme di vita sul pianeta rosso. Nella seconda fase della missione, prevista nel 2020, funzionerà come tramite per le comunicazioni fra il rover che lavorerà sulla superficie di Marte e la Terra.

(Credit Po: Esa/ExoMars)

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